Il Percorso 5 sensi fa tappa nel carcere di Ca’ del Ferro: le attività, il lavoro, le reti territoriali in un ottica di reinserimento del detenuto. Il lavoro con la Cooperativa Nazareth: occasione di cambiamento
Molti pensano che una volta dentro, sarebbe meglio buttare la chiave». Sicuri? «Perchè poi la pena finisce, l’ex detenuto esce dal carcere e dovrebbe aver avuto la possibilità di diventare una persona diversa, altrimenti abbiamo perso... tutti». Il faro è «la nostra Costituzione, l’art. 27», quando dichiara che: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ed ecco allora che il percorso all’interno del carcere deve muovere verso l’individualizzazione, verso il riconoscimento di ciascuno dei detenuti, altrimenti il rischio della recidiva una volta “fuori” è molto alto, con conseguenti costi sociali ed economici altrettanto molto elevati. Ritornano in mente le parole di Ionut nel video proiettato all’inizio dell’incontro: «mi alzo e vado a lavorare, sento l’odore della terra... piano, piano... andiamo avanti». Oppure quelle di Ibrahin «quando sono entrato qua avevo detto che ero bravo a fare il cuoco e che mi sarebbe piaciuto poterlo fare; quindici giorni dopo mi hanno chiamato: cucinare mi fa sentire bene»...
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Carla Parmigiani



