Fondazione Moreni: coordinamento con la Caritas per aiuti più efficaci
Era il 20 novembre 2012, quando il card. Vinko Puljc, arcivescovo di Sarajevo, giunse a Cremona per benedire la tomba di Fabio Moreni, il volontario cremonese falcidiato dai «Berretti verdi» bosniaci il 29 maggio 1993, assieme al suo amico Sergio Lana ed a Guido Puletti, mentre portava aiuti umanitari alla popolazione, affamata e stremata dalla guerra scoppiata nell’ex-Jugoslavia.
Nella cappella di «Cascina Moreni», raccolto dinanzi alla tomba di Fabio, Sua Eminenza pronunciò queste parole: «È l’amore che ha l’ultima parola, non l’odio. Fabio, Sergio, Guido e quanti hanno vissuto come loro ci dimostrano che, grazie a Dio, non siamo soli. Dio benedice chi ha un cuore aperto verso gli altri».
È proprio questo cuore aperto, un cuore che non ha mai cessato di battere, a spingere anche oggi Fondazione Moreni, intitolata a Fabio, ad accogliere i nuovi bisogni, le nuove povertà, i nuovi “ultimi”. L’Ucraina chiama, Cremona risponde, senza esitazioni, portando soccorso ai profughi, che cercano di sfuggire alla furia dei bombardamenti russi. Per dimostrare ancora una volta che davvero non è l’odio ad avere l’ultima parola…
Nella cappella di «Cascina Moreni», raccolto dinanzi alla tomba di Fabio, Sua Eminenza pronunciò queste parole: «È l’amore che ha l’ultima parola, non l’odio. Fabio, Sergio, Guido e quanti hanno vissuto come loro ci dimostrano che, grazie a Dio, non siamo soli. Dio benedice chi ha un cuore aperto verso gli altri».
È proprio questo cuore aperto, un cuore che non ha mai cessato di battere, a spingere anche oggi Fondazione Moreni, intitolata a Fabio, ad accogliere i nuovi bisogni, le nuove povertà, i nuovi “ultimi”. L’Ucraina chiama, Cremona risponde, senza esitazioni, portando soccorso ai profughi, che cercano di sfuggire alla furia dei bombardamenti russi. Per dimostrare ancora una volta che davvero non è l’odio ad avere l’ultima parola…
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Mauro Faverzani

