Attualità

L’intervento? Una scelta politica

L'intervista - A due mesi dall’inizio della crisi fra Russia e Ucraina, Carlo Cottarelli analizza caratteristiche e implicazioni del conflitto e le sue ricadute: «Non eravamo disposti a entrare in guerra. Le sanzioni una risposta adeguata»

«Continuo a sperare che le prossime settimane questa crisi si potrà chiudere. C’è questa famosa data del 9 maggio, di cui si parla. Credo che Putin dichiarerà vittoria, avendo ottenuto quello che voleva, e da quel momento inizieranno i negoziati di pace, anche se una vera pace non si raggiungerà mai. Ma, comunque, a quel punto il peggio dovrebbe essere alle spalle». Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, Carlo Cottarelli fa il punto sulla crisi fra Russia e Ucraina analizzando le implicazioni politiche ed economiche. Sul primo fronte, l’economista ritiene che Italia ed Europa abbiamo agito correttamente perchè, in questo caso specifico, avevamo due possibilità: andare a uno scontro diretto, oppure attraverso le sanzioni e la fornitura di armi: «Siamo disposti a perderci qualcosa, ma non siamo pronti a fare tutto quello che servirebbe per salvare la democrazia e la libertà del popolo ucraino. Quindi, ci troviamo nella situazione in cui si fa quel che si può». Sulle ricadute economiche, Cottarelli si mostra cautamente ottimista perchè «lo choc economico causato dalla guerra non è comparabile a quello provocato dal Covid». Naturalmente, a patto che non vi sia un’escalation militare oppure economica «che porti anche a un’interruzione degli acquisti di gas» perchè, «se ciò accadesse, quest’anno si finirebbe in recessione». Cottarelli esprime un giuduzio positivo sul Documento di economia e finanza del governo Draghi appena approvato dal Parlamento che prevede nuovi aiuti a famiglie e imprese, fra cui la proroga del taglio delle accise sui carburanti e la rimodulazione del Superbonus: «Credo che Draghi abbia preso la decisione giusta a non varare un nuovo scostamento di bilancio dato che siamo solo nel mese di aprile e penso che se la guerra finirà presto, qualcosa fra il 2,5% e il 3% in termini di crescita del Pil possa essere raggiunto»...
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