Alla vigilia del voto, tutti i partiti avevano compattamente invitato gli elettori a recarsi alle urne. Si era di fronte, stando agli annunci dei leader politici, all’”elezione della vita”, quella che avrebbe deciso le sorti del Paese aprendo la strada ad una nuova fase storica. Da questo punto di vista, allora, possiamo parlare di flop. L’appello a restituire lo scettro alla politica, dopo anni di predominio dei governi tecnici o basati sui cosiddetti inciuci, non ha lasciato il segno se è vero che si è registrato il record storico dell’astensionismo con un incremento addirittura del 9% rispetto alle elezioni del 2018. Dopo l’iniziale sconcerto per la scelta di quasi 4 italiani su 10 di non recarsi a votare, le analisi dei commentatori si sono concentrate sui seggi guadagnati e persi dalle formazioni politiche. E, ovviamente, è giusto così. Chi non partecipa decide di non contare e i ragionamenti oltre che i governi si fanno solo a partire dai voti reali che, questa volta, hanno confermato le previsioni dei sondaggi, vale a dire il trionfo di “Fratelli d’Italia”...
Fulvio Cammarano
Professore di storia contemporanea
Università di Bologna
Professore di storia contemporanea
Università di Bologna
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