L'intervento - don Alberto Franzini, parroco della Cattedrale di Cremona, ci racconta come si vive in Israele, Paese constantemente sotto attacco

C’è sempre un po’ di ansia tra chi, per la prima volta, arriva in Terra santa. L’impressione, a Gerusalemme, è quella di trovarsi in una città militarizzata. Può capitare che, per ragioni di ordine pubblico, alcune strade siano chiuse, soprattutto nella parte Est e che la visita alla Spianata del Tempio e alle Moschee debba essere rinviata. Se poi capita un allarme o vengono sospese le comunicazioni, devo fare del mio meglio per tranquillizzare i pellegrini.... Dal lontano 1972 frequento la Terra Santa, come pellegrino i primi anni e successivamente come guida di pellegrinaggi. La situazione non era tranquilla negli Anni Settanta e non lo è nemmeno ora. Nel maggio dell’anno scorso eravamo a Gerusalemme durante la visita di Ivanka Trump, figlia del presidente americano, per l’inaugurazione dell’ambasciata americana. Un evento che gli americani hanno voluto far coincidere con il settantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico e che ha provocato 58 morti solo nella striscia di Gaza. Ricordo che Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, aveva decretato 3 giorni di lutto nazionale. E quel che più conta, forse, aveva dichiarato di rigettare la mediazione americana nelle future trattative di pace. Ora, in quei giorni, Gerusalemme era off limits per tutti i pellegrini. Noi abbiamo dovuto decidere di modificare il programma del pellegrinaggio, optando per una visita al Mar Morto...
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Don Alberto Franzini
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