Pandemia e terza ondata: intervista al dottor Angelo Pan, infettivologo dell'Asst di Cremona
A un anno dai primi casi riscontrati in Italia e sul nostro territorio, il primo a esserne colpito, la pandemia da Coronavirus continua a fare paura e non allenta la presa, nonostante tutto. I timori, oggi, riguardano soprattutto le varianti più conosciute, a partire da quella inglese, che sta diventando la vera protagonista di questa terza ondata. E’ infatti quella che ormai circola maggiormente rispetto alla versione originale del virus. Molto contagiosa, costringerà l’intera regione a passare in zona “arancione rinforzata”. Ma qual è la situazione attuale? Di cosa ci si deve preoccupare? Ne abbiamo parlato con il dottor Angelo Pan, direttore dell’unità operativa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Cremona. «Innanzitutto parlare di varianti è piuttosto generico, se consideriamo che finora ne sono state identificate oltre 4mila diverse, alcune importanti e altre no. In questo senso, alcune sembrano essere più rilevanti rispetto ad altre, e sono quella inglese, quella sudafricana e quella brasiliana. Di queste abbiamo alcune notizie: ad esempio quella inglese si diffonde più velocemente, e sta sostituendo il virus iniziale: basti pensare che siamo arrivati al 74% del totale, secondo i dati pubblicati pochi giorni fa. Altre varianti sono invece più rare: di quella sudafricana in Lombardia sono stati identificati 18 casi, mentre di quella brasiliana 10. Il problema è che questo virus continua a mutare, è una sua caratteristica, essendo un virus rna».
Qual è l’efficacia dei vaccini su tali varianti?
«La variante inglese sembra rispondere bene ai vaccini attualmente in circolazione, mentre quella sudafricana sembra sia meno responsiva, in quanto nei vaccinati si manifestano comunque forme di media e lieve gravità, anche se fortunatamente si riducono le forme gravi. Per il momento abbiamo invece pochi dati relativamente alla variante brasiliana, che sembra essere più complessa. Ci preoccupa ad esempio quanto accaduto a Manaus...
«La variante inglese sembra rispondere bene ai vaccini attualmente in circolazione, mentre quella sudafricana sembra sia meno responsiva, in quanto nei vaccinati si manifestano comunque forme di media e lieve gravità, anche se fortunatamente si riducono le forme gravi. Per il momento abbiamo invece pochi dati relativamente alla variante brasiliana, che sembra essere più complessa. Ci preoccupa ad esempio quanto accaduto a Manaus...
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Laura Bosio

