
Compie i suoi centocinquant’anni di vita il Liceo delle Scienze umane Sofonisba Anguissola. La ricorrenza è stata ricordata ieri mattina presso l’Aula Magna del Liceo, dove è stato ripercorso il cammino di ricerca che l’istituto ha condotto in questi ultimi due anni in collaborazione con l’Archivio di Stato, il dipartimento di studi umanistici, di musicologia e beni culturali dell’Università degli Studi di Pavia ed esperti di storia locale, e che troverà presto la sintesi nella pubblicazione di un volume. La prima scuola per maestri di Cremona venne inaugurata infatti il 14 novembre 1862 in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 1862-1863, all’indomani dell’unificazione d’Italia. In realtà la scuola allora non aveva una sede fisica precisa, ma era dispersa nelle parrocchie della città, ovunque vi fosse un po’ di spazio e di disponibilità per tenere le prime lezioni.
LA STORIA
«Se rinascessi rifarei ancora l’insegnante, ma come si faceva allora». Non ha alcuna esitazione Ondina Barbisotti, ventisei anni di insegnamento nella scuola elementare, gli ultimi trascorsi alla Bissolati di Cremona, ma dodici nel Cremasco, che ricorda come una bellissima esperienza. Gli anni erano quelli della “maestra unica” che aveva con i bambini un rapporto del tutto particolare, a cui portavano i fiori di campo raccolti la mattina sulle rive di un fosso. «Pensi che qualche anno fa quattro o cinque dei miei ultimi alunni mi hanno invitato con loro in pizzeria, altri mi vedono volentieri, ma poi si sa, i ragazzi crescono, si sentono grandi e vanno ognuno per la sua strada».
«Se rinascessi rifarei ancora l’insegnante, ma come si faceva allora». Non ha alcuna esitazione Ondina Barbisotti, ventisei anni di insegnamento nella scuola elementare, gli ultimi trascorsi alla Bissolati di Cremona, ma dodici nel Cremasco, che ricorda come una bellissima esperienza. Gli anni erano quelli della “maestra unica” che aveva con i bambini un rapporto del tutto particolare, a cui portavano i fiori di campo raccolti la mattina sulle rive di un fosso. «Pensi che qualche anno fa quattro o cinque dei miei ultimi alunni mi hanno invitato con loro in pizzeria, altri mi vedono volentieri, ma poi si sa, i ragazzi crescono, si sentono grandi e vanno ognuno per la sua strada».
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Fabrizio Loffi

