Elezioni Europee. Intervista a Massimiliano Salini, candidato per Forza Italia: «Serve unità: una difesa e una politica estera comuni»
Massimiliano Salini, 51 anni, cremonese, si candida per il terzo mandato al Parlamento europeo nella lista di Forza Italia. Che sensazioni le sta dando questa campagna elettorale?
«È la campagna più interessante che io abbia fatto, grazie all’esperienza di 10 anni maturata al Parlamento europeo che mi consente di calibrare le risposte in modo pertinente. Posso così fare una campagna improntata alla divulgazione delle dinamiche dell’Europa e incontro il maggior numero di persone possibile per raccontare del lavoro di un europarlamentare».
«È la campagna più interessante che io abbia fatto, grazie all’esperienza di 10 anni maturata al Parlamento europeo che mi consente di calibrare le risposte in modo pertinente. Posso così fare una campagna improntata alla divulgazione delle dinamiche dell’Europa e incontro il maggior numero di persone possibile per raccontare del lavoro di un europarlamentare».
Qual è la domanda più sentita che le rivolgono negli incontri?
«Il tema della pace, in assoluto. Guerra e pace, è la grande preoccupazione che colgo. Il secondo tema è il green deal. Non tanto la preoccupazione sull’ambiente che non vedo, quanto il timore di effetti negativi sul lavoro che ha la versione più ideologizzata del Green deal. Mi chiedono, in sostanza, di continuare nel tentativo che abbiamo sviluppato nell’ultima fase del mandato: dare un volto umano al green deal, togliere quello ideologico. L’impatto sulle tasche dei cittadini, le ricadute sul lavoro, sullo sviluppo dei territori, è percepito. L’emblema della preoccupazione è l’auto elettrica. Emerge in tutti gli incontri dove vado. La richiesta è di costruire progetti che siano calati nella realtà, non progetti studiati a freddo, da tecnici, in un laboratorio avulso dal mondo reale. Noi abbiamo dimostrato, più volte anche sulle pagine di Mondo Padano, che poi questi progetti troppo ideologizzati siano fragili, non reggono all’impatto con la realtà».
«Il tema della pace, in assoluto. Guerra e pace, è la grande preoccupazione che colgo. Il secondo tema è il green deal. Non tanto la preoccupazione sull’ambiente che non vedo, quanto il timore di effetti negativi sul lavoro che ha la versione più ideologizzata del Green deal. Mi chiedono, in sostanza, di continuare nel tentativo che abbiamo sviluppato nell’ultima fase del mandato: dare un volto umano al green deal, togliere quello ideologico. L’impatto sulle tasche dei cittadini, le ricadute sul lavoro, sullo sviluppo dei territori, è percepito. L’emblema della preoccupazione è l’auto elettrica. Emerge in tutti gli incontri dove vado. La richiesta è di costruire progetti che siano calati nella realtà, non progetti studiati a freddo, da tecnici, in un laboratorio avulso dal mondo reale. Noi abbiamo dimostrato, più volte anche sulle pagine di Mondo Padano, che poi questi progetti troppo ideologizzati siano fragili, non reggono all’impatto con la realtà».
Che risposta fornisce alle sollecitazioni sul tema della pace?
«Il primo antidoto contro la guerra è l’unità dell’Unione europea e l’unità all’interno dell’Alleanza. Per questo è stata un errore l’uscita di Macron: non solo per l’idea che ha espresso, ma anche per il fatto di averlo detto da solo. In questo senso attenzione anche alla politica di Xi Jinping. Nel suo recente viaggio in Europa non ha fatto critiche, anzi ha detto “bravo” a ognuno, ma lo ha fatto in modo separato, in uno stile “one to one” che ha una tendenza a dividere. Quindi: primo punto è l’unità. Il secondo, condiviso, è quello di (...)».
«Il primo antidoto contro la guerra è l’unità dell’Unione europea e l’unità all’interno dell’Alleanza. Per questo è stata un errore l’uscita di Macron: non solo per l’idea che ha espresso, ma anche per il fatto di averlo detto da solo. In questo senso attenzione anche alla politica di Xi Jinping. Nel suo recente viaggio in Europa non ha fatto critiche, anzi ha detto “bravo” a ognuno, ma lo ha fatto in modo separato, in uno stile “one to one” che ha una tendenza a dividere. Quindi: primo punto è l’unità. Il secondo, condiviso, è quello di (...)».
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Paolo Carini

