A un mese dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina sono in pochi ad aver metabolizzato quanto sta accadendo. Eppure, ciò che sembrava confinato alla dimensione dei film di fantascienza - a molti, in questi giorni, saranno tornate in mente le immagini di “WarGames” - sta incredibilmente prendendo forma sotto i nostri occhi. Nel film diretto da John Badham, un supercomputer del NORAD studiato per sviluppare strategie atte a rispondere a un attacco sovietico gioca una partita a “Guerra Termonucleare Globale” che induce lo stato della Difesa degli Stati Uniti sempre più verso una guerra reale. E quando gli Usa sono a un passo dal lancio dei missili, grazie all’intervento di un ragazzino esperto di informatica, il computer capisce che una guerra nucleare avrebbe un unico esito: non ci sarebbe alcun vincitore, per cui, in certi frangenti, l’unica mossa vincente è non giocare. Quel film fu concepito nei primi anni ottanta, caratterizzati dalla corsa agli armamenti, dallo stallo degli accordi SALT e dal dispiegamento degli euromissili. Quarantanni dopo, viviamo in una situazione in cui il rischio di un conflitto su vasta scala sembra drammaticamente concreto. Ma, a differenza di quanto accade su un set cinematografico, qui il copione non può essere riscritto a nostro piacimento e il lieto fine non è affatto garantito. Ecco, pensando a film come “WarGames” o “The Day After”, anche questo, prodotto all’inizio degli anni 80, sorge spontanea una domanda: ma è tutto vero?

