Giocando si educa. Nel senso autentico del termine: far emergere le qualità che caratterizzano la personalità del singolo. Ed è così che si scoprono emozioni, si acquista consapevolezza della propria unicità, si mettono alla prova capacità relazionali e doti comunicative. Fin dalla più tenera età. Ma con una premessa indispensabile: che alla base dell’attività ludica e ricreativa ci siano il rispetto dei tempi del bambino e il suo piacere nel parteciparvi. Laboratori artistici, corsi propedeutici allo sport e altre proposte ricreative rappresentano un’opportunità per la crescita psico-fisica già dai primi mesi di vita, «a una condizione fondamentale – spiega Mara Calonghi, pedagogista e consulente familiare al Consultorio di via Milano –: il riconoscimento e il rispetto del bambino, dei suoi tempi e interessi. Non c’è un’attività privilegiata: la scelta deve dipendere dalla personalità, dall’indole e dalla fase di sviluppo del proprio figlio». E soprattutto, segnala l’esperta, «bisogna distinguere la passione del bambino dall’aspirazione del genitore». Che siano mini lezioni di teatro, musica o sport, il fil rouge è lo sviluppo dell’espressività corporea e creativa. In forme e modalità diverse. «Il teatro, ad esempio, è un veicolo importante – prosegue la pedagogista – per l’affermazione della propria corporeità e della voce, lo sviluppo della spontaneità e dell’immaginazione ma anche per la considerazione dei propri limiti fisici ed emozionali. Alcune tecniche, inoltre, aiutano a superare l’egocentrismo del bambino, tipico di quell’età, e supportano il processo di ascolto e riconoscimento dell’Altro».
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Giorgia Cipelli

