Da Cremona all’Europa, per poi aggiudicarsi fette di mercato crescenti in Giappone, Corea del Sud e nel Pacifico. Le esportazioni coprono il 70 per cento del fatturato di un'azienda che nel corso del tempo ha saputo accelerare lo sviluppo del settore primario
Le radici affondano nella terra, nel cuore della pianura padana. Dove i cicli dell’agricoltura scandiscono i ritmi della vita e delle stagioni. E il lavoro dei campi – e i suoi frutti – sono il vero motore dell’economia.
Con questo spirito fortemente legato alla filosofia del nostro territorio è nata, alla fine dell’Ottocento, la Feraboli che, oggi, nel suo stabilimento di via Bredina vede il fulcro della sua attività di realizzazione delle macchine agricole, tra macchinari per la lavorazione del terreno, raccolto e flenagione, trincia, carri miscelatori e zootecnica.
Era il 1880. A Cremona, Luigi Feraboli, animato da una forte passione per la meccanica, importò in Italia la prima trebbiatrice. Presto diede il via alla produzione, destinando alcuni esemplari alla vendita e altri alla trebbiatura. Nei decenni successivi, seguendo i progressivi mutamenti nel settore agricolo, iniziò così a dedicarsi alla produzione di attrezzature per le stalle e di impianti di irrigazione a pioggia. Nel 1911 il ricambio generazionale con l’ingresso in azienda del figlio Antonio. L’impresa di trebbiatura, in quegli anni, si era sviluppata sino ad impiegare 52 macchine, operando pure nelle province di Brescia, Piacenza e Milano. Anche il personale era cresciuto rapidamente: ai 20 operai a tempo pieno se ne aggiungevano ben 120 stagionali.
«La produzione si era costantemente ampliata e articolata – spiega il presidente Francesco Feraboli -, arrivando a costruire anche sgranatrici per mais e mulini frangitutto per uso agricolo». Con la realizzazione, nel 1923, di un prototipo di trincia-insilatrice a tamburo, denominato “l’italiana”, la Feraboli vinse la medaglia d’oro alla Fiera Agricola di Verona, contribuendo attivamente all’innovazione tecnologica del mondo agricolo. Nel 1924 l’attività venne trasferita nei nuovi stabilimenti di via Bredina, dove si trova ancora oggi.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, Luigi Feraboli, subentrato al padre nella gestione, fornì ulteriori stimoli per una produzione tecnologicamente più avanzata realizzando, per la prima volta in Italia, elevatori per foraggio.
È dell’immediato dopoguerra la creazione di arredamenti per stalle sempre più innovativi e razionali, grazie all’importazione dal Canada di impianti per la mungitura; nello stesso periodo inizia la produzione de “la celere”, una serie di trattori porta attrezzi. Negli Anni ‘50 Feraboli realizza importanti novità che contribuiscono a mutare ulteriormente lo scenario rurale italiano: la prima macchina raccoglitrice di pannocchie di mais abbinata alla trinciatura dello stelo nonché, in ambito zootecnico, i primi impianti per il trasporto automatico del letame. Gli Anni ‘60 portano a un vero e proprio boom nell’esportazione: nel ‘63 il successo in Francia e Germania delle raccoglitrici di granoturco e dei trasportatori di letame. Nel ‘65 la conduzione dell’azienda passa ai figli, Antonio e Mario Feraboli.
Con questo spirito fortemente legato alla filosofia del nostro territorio è nata, alla fine dell’Ottocento, la Feraboli che, oggi, nel suo stabilimento di via Bredina vede il fulcro della sua attività di realizzazione delle macchine agricole, tra macchinari per la lavorazione del terreno, raccolto e flenagione, trincia, carri miscelatori e zootecnica.
Era il 1880. A Cremona, Luigi Feraboli, animato da una forte passione per la meccanica, importò in Italia la prima trebbiatrice. Presto diede il via alla produzione, destinando alcuni esemplari alla vendita e altri alla trebbiatura. Nei decenni successivi, seguendo i progressivi mutamenti nel settore agricolo, iniziò così a dedicarsi alla produzione di attrezzature per le stalle e di impianti di irrigazione a pioggia. Nel 1911 il ricambio generazionale con l’ingresso in azienda del figlio Antonio. L’impresa di trebbiatura, in quegli anni, si era sviluppata sino ad impiegare 52 macchine, operando pure nelle province di Brescia, Piacenza e Milano. Anche il personale era cresciuto rapidamente: ai 20 operai a tempo pieno se ne aggiungevano ben 120 stagionali.
«La produzione si era costantemente ampliata e articolata – spiega il presidente Francesco Feraboli -, arrivando a costruire anche sgranatrici per mais e mulini frangitutto per uso agricolo». Con la realizzazione, nel 1923, di un prototipo di trincia-insilatrice a tamburo, denominato “l’italiana”, la Feraboli vinse la medaglia d’oro alla Fiera Agricola di Verona, contribuendo attivamente all’innovazione tecnologica del mondo agricolo. Nel 1924 l’attività venne trasferita nei nuovi stabilimenti di via Bredina, dove si trova ancora oggi.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, Luigi Feraboli, subentrato al padre nella gestione, fornì ulteriori stimoli per una produzione tecnologicamente più avanzata realizzando, per la prima volta in Italia, elevatori per foraggio.
È dell’immediato dopoguerra la creazione di arredamenti per stalle sempre più innovativi e razionali, grazie all’importazione dal Canada di impianti per la mungitura; nello stesso periodo inizia la produzione de “la celere”, una serie di trattori porta attrezzi. Negli Anni ‘50 Feraboli realizza importanti novità che contribuiscono a mutare ulteriormente lo scenario rurale italiano: la prima macchina raccoglitrice di pannocchie di mais abbinata alla trinciatura dello stelo nonché, in ambito zootecnico, i primi impianti per il trasporto automatico del letame. Gli Anni ‘60 portano a un vero e proprio boom nell’esportazione: nel ‘63 il successo in Francia e Germania delle raccoglitrici di granoturco e dei trasportatori di letame. Nel ‘65 la conduzione dell’azienda passa ai figli, Antonio e Mario Feraboli.
(IL SERVIZIO INTEGRALE SU MONDO PADANO IN EDICOLA QUESTA SETTIMANA)
Giorgia Cipelli



