"Dopo di noi". Intervista a Cristina Cirelli, responsabile del settore "Care" di Meraki: una comunità alloggio a Pozzo Baronzio.
La Legge 112 del 22 giugno 2016, la cosiddetta del “Dopo di noi”, ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento dello Stato italiano specifiche tutele per le persone con gravi disabilità quando viene meno il sostegno familiare. E l’obiettivo di questo provvedimento, suggerito direttamente dal sito internet del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è quello di «garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone con disabilità, consentendo loro, per esempio, di continuare a vivere – anche quando i genitori non possono più occuparsene – in contesti il più possibile simili alla casa familiare o avviando processi di deistituzionalizzazione».
Un tema delicato che accende, anche sul territorio della provincia di Cremona, l’attenzione e la premura di numerose cooperative, gruppi e associazioni del settore.
Tra queste anche la “Santa Federici”, cooperativa di Casalmaggiore, del Gruppo Meraki, che opera nel territorio del casalasco per un “Dopo di noi” che – come sottolinea Cristina Cirelli, vice presidente e responsabile del settore “Care” di Meraki – è anche un “Durante noi”.
Un tema delicato che accende, anche sul territorio della provincia di Cremona, l’attenzione e la premura di numerose cooperative, gruppi e associazioni del settore.
Tra queste anche la “Santa Federici”, cooperativa di Casalmaggiore, del Gruppo Meraki, che opera nel territorio del casalasco per un “Dopo di noi” che – come sottolinea Cristina Cirelli, vice presidente e responsabile del settore “Care” di Meraki – è anche un “Durante noi”.
Vice presidente Cirelli, che cos’è per voi il “Dopo di noi”?
«Per noi è un’opportunità di creare vita autonoma e inclusione sociale. È un’occasione per rendere i ragazzi disabili adeguati ai contesti di vita. Chiaramente il concetto di vita autonoma non è lo stesso per le persone a sviluppo normotipico, ma si tratta di un’autonomia accompagnata. L’obiettivo è comunque quello di renderli il più possibile autonomi nella quotidianità».
«Per noi è un’opportunità di creare vita autonoma e inclusione sociale. È un’occasione per rendere i ragazzi disabili adeguati ai contesti di vita. Chiaramente il concetto di vita autonoma non è lo stesso per le persone a sviluppo normotipico, ma si tratta di un’autonomia accompagnata. L’obiettivo è comunque quello di renderli il più possibile autonomi nella quotidianità».
Qual è la mission della cooperativa?
«La mission che la cooperativa nel corso degli anni ha promosso e divulgato è quella di rendere la vita delle persone la migliore possibile. Ma non solo: migliorando la loro si va a migliorare anche la vita delle loro famiglie».
«La mission che la cooperativa nel corso degli anni ha promosso e divulgato è quella di rendere la vita delle persone la migliore possibile. Ma non solo: migliorando la loro si va a migliorare anche la vita delle loro famiglie».
In che senso?
«Rendendo queste persone autonome in alcuni aspetti della loro vita, anche le famiglie vengono aiutate: sono (...)».
«Rendendo queste persone autonome in alcuni aspetti della loro vita, anche le famiglie vengono aiutate: sono (...)».
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