L'intervista - L'ex direttore di Sky Tg24, da un anno deputato per il M5S, analizza senza sconti il primo anno di governo giallo-verde, fra cose fatte, cose da fare ed errori compiuti: «Dobbiamo essere noi a trovare una soluzione ai problemi del Paese, non Salvini. E se qualche ministro non è stato all'altezza, va cambiato». L'immigrazione? Non si gestisce alzando dei muri»

Nato a Crema il 21 maggio del 1952, Emilio Carelli è indiscutibilmente uno dei volti del giornalismo televisivo più apprezzati e conosciuti degli ultimi decenni. Laureato in lettere moderne all’Università Cattolica, Carelli vanta un curriculum di grande spessore: fra le tappe più importanti vale la pena ricordare la fondazione del TG5, insieme ad Enrico Mentana, testata presso la quale assunse la carica di vicedirettore e l’essere stato il primo direttore di Sky TG 24, canale satellitare dedicato all’informazione che ha lasciato il 4 luglio del 2011. Nel 2018 la decisione di mettersi ancora in gioco, ma su un piano diverso, candidandosi al Parlamento italiano per il M5S. Alle elezioni del 4 marzo dello scorso anno è stato eletto diventando deputato. In questa lunga intervista, Carelli si concede alle nostre domande, rispondendo senza giri di parole, con estrema franchezza, anche rispetto alle problematiche più importanti che l’Esecutivo e il Movimento si sono trovati ad affrontare in questo primo anno di governo, rivendicando con orgoglio quanto di buono realizzato grazie al M5S, ma senza tralasciare anche gli errori compiuti, in taluni casi anche per un “difetto” di gioventù e quindi per l’inesperienza di una classe dirigente tutta nuova, e la necessità, su alcuni fronti particolarmente problematici, di cambiare passo e, se necessario, anche uomini. A tal punto che, secondo Emilio Carelli, l’ipotesi di qualche avvicendamento fra i ministri non può essere considerata un tabù se l’obiettivo del Movimento resta quello di contribuire a migliorare la condizione del Paese e degli italiani. Ecco che cosa ci ha raccontato...
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