L'analisi di Massimiliano Panarari - E’ la “politica pop” Ibrida, spettacolare. Occhio all’esito di Fi e Lega per capire il Terzo polo
Una campagna elettorale inopinata e brutta. Inopinata perché, anziché assicurare la regolare conclusione del governo presieduto da Mario Draghi – una figura di “riserva della Repubblica” che continua a ricevere riconoscimenti e attestati internazionali della sua competenza e del suo prestigio da ogni dove del Villaggio globale –, le forze politiche di matrice populista hanno scelto di correre precipitosamente al voto, adducendo pretesti di vario genere, sull’onda dei sondaggi di opinione per loro molto lusinghieri. Ma in una situazione tutt’altro che rosea per il sistema-Paese. E brutta perché – anche se in diversi (e con alcuni argomenti fondati) ripetono che le campagne elettorali presentano sempre caratteristiche di questo genere – nelle scorse settimane abbiamo assistito a una miscela particolarmente significativa di proclami, conflitti “ultimativi” e promesse al vento che andavano dal verosimile all’irrealizzabile. Di nuovo, succede spesso, ma non con questa intensità, specialmente in un contesto in cui gli interessi individuali e le preoccupazioni collettive (determinate dalla fase di crisi permanente nella quale si dibatte l’Italia, dal caro-energia all’inflazione, sino alla minaccia di una guerra atomica paventata dalla criminale escalation putiniana) sono dilagati, chiedendo risposte urgenti ed effettive. Ed è alquanto probabile, per l’appunto, che le ricette populiste che (molto probabilmente) saranno largamente premiate non siano poi in grado di ottenere i risultati annunciati...
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Massimiliano Panarari
Professore associato
di Sociologia della comunicazione
Università Mercatorum di Roma
e docente di Marketing politico
alla Luiss School of Government
Professore associato
di Sociologia della comunicazione
Università Mercatorum di Roma
e docente di Marketing politico
alla Luiss School of Government
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