Attualità

È oggettiva o no?

L'eterno quesito sulla bellezza femminile. Ragioni e dubbi per una risposta mai definitiva

Mi era venuto da sorridere nel sentire il racconto di Diletta Leotta sulla nota presa in seconda liceo perché disturbava la classe. Lei aveva spiegato: «Non avevo detto una parola, avevo solo indossato i leggins per la lezione di ginnastica». Bellezza oggettiva, si direbbe.
Il quesito è vecchio: la bellezza femminile è oggettiva o soggettiva? Uno che se ne intendeva, l’avvocato Gianni Agnelli, con il suo snobismo in merito ai discorsi maschili sull’altro sesso, una volta disse: «Io non parlo di donne; io parlo con le donne». Padre Giulio Albanese, missionario comboniano, ha avuto la fortuna di conversare a lungo con una top model. Aveva raccontato che, in un viaggio di ritorno dall’Africa, aveva avuto il 22A, posto al finestrino accanto a Claudia Schiffer. Erano poi diventati amici e credo proprio che lei finanziasse alcuni suoi progetti. Potrei aggiungere che la fortuna arride un po’ di più a chi ha la possibilità di viaggiare in business.
Giro il quesito sulla bellezza a dei cari amici giornalisti e chiedo loro 5 nomi “indiscutibili”. Roberto Raja, oggi al desk centrale del Foglio a Roma,  è il primo a rispondermi e argomenta: «Credo che ci sia una parte di oggettività nella “bellezza femminile” (ma già a nominarla sento il bisogno di metterla tra virgolette) legata a un certo canone che però può variare nel tempo, e già qui perde un po’ di oggettività: l’altro ieri le maggiorate, ieri le magre da sfilata, oggi le curvy… e a questo punto, dimmi anche di cosa parliamo: di corpo, di viso, di tutto quanto? E poi c’è la grande soggettività del nostro sguardo, di noi singoli e di noi maschietti o maschiacci. Che oltretutto nell’idea di (...).
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Paolo Carini
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