L'intervista - L'economista cremonese a tutto campo sul “Decreto rilancio” e sulle prospettive dell’Italia per uscire dalla crisi del coronavirus: «L'Europa ci darà una mano, ma poi toccherà a noi rimboccarci le maniche e fare le riforme che servono»
Dal “Decreto Rilancio”, varato dal Governo per dare ossigeno al Paese dopo due mesi di apnea, all’impatto sull’economia e sui conti pubblici, passando per le prospettive di rilancio da qui alla fine dell’anno e al rapporto con l’Europa. L’economista cremonese Carlo Cotarelli analizza il momento così particolare vissuto dall’Italia e guarda alla seconda metà dell’anno invocando una strategia di lungo periodo che ancora sembra mancare. «Al momento è davvero difficilissimo fare delle previsioni attendibili perchè lo chock è talmente forte e la natura dello chock è così diversa dalle precedenti, che non abbiamo tanti esempi a cui guardare per fare dei confronti. Abbiamo esempi di pandemie passate in cui quello che si vedeva era che, passata l’emergenza pandemic,a poi il rimbalzo era forte. Però la differenza rispetto a quanto accaduto in passato è che all’epoca si accettava un numero di morti molto più elevato rispetto a quanto accade oggi. Nessuno si è mai soffermato sulle conseguenze economiche della Spagnola perchè forse non sono state molto forti, ma quell’epidemia ha causato 50 milioni di morti. Lì non si chiudevano attività produttive, si andava avanti e si accettavano perdite di quell’ordine di grandezza. Giustamente, adesso non si fa la stessa cosa, però le conseguenze dell’economia rischiano di essere più gravi. La complessità della situazione è legata da un lato alla durata dell’emergenza sanitaria ma, dall’altro, all’onda lunga della crisi. Ricordiamoci che la crisi dell’area dell’euro del 2011/2012 arrivò a distanza di due o tre anni dalla crisi economica e finanziaria del 2008/2009, pur essendo strettamente collegata all’aumento del debito che si registrò nella zona euro in quell’occasione»...
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