Elezioni Europee. Intervista a Carlo Fidanza, candidato di Fratelli d'Italia: «Difesa comune? Sì, partendo dalla stessa politica industriale»
Ha 47 anni, ha guidato, nella legislatura europea che si chiude, il gruppo di Fratelli d’Italia a Strasburgo ed è tra i politici più stimati da Giorgia Meloni. Carlo Fidanza, nato a San Benedetto del Tronto ma milanese d’adizone, corre per il suo terzo mandato in Europa, dopo quelli del 2009 e del 2019.
«C’è bisogno di portare esperienza, serietà e coerenza - dice -. In questi anni Giorgia Meloni mi ha chiesto di guidare la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. Nella legislatura appena conclusa, visti i numeri che ci vedevano in minoranza, abbiamo spesso dovuto “giocare in difesa”, opponendoci con forza - ma spesso invano - alle troppe eurofollie partorite dalle sinistre rosse e verdi: oggi dobbiamo invertire la rotta e cambiare ruolo. Se le Elezioni dell’8 e 9 giugno riconfermeranno la forza del nostro partito, saremo chiamati ad un protagonismo che ha bisogno di chi come me, ormai da tanti anni, si occupa di questioni europee. Perché è solo con lo studio, il lavoro costante e l’esperienza che si può davvero trasformare ogni slogan in realtà».
«C’è bisogno di portare esperienza, serietà e coerenza - dice -. In questi anni Giorgia Meloni mi ha chiesto di guidare la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. Nella legislatura appena conclusa, visti i numeri che ci vedevano in minoranza, abbiamo spesso dovuto “giocare in difesa”, opponendoci con forza - ma spesso invano - alle troppe eurofollie partorite dalle sinistre rosse e verdi: oggi dobbiamo invertire la rotta e cambiare ruolo. Se le Elezioni dell’8 e 9 giugno riconfermeranno la forza del nostro partito, saremo chiamati ad un protagonismo che ha bisogno di chi come me, ormai da tanti anni, si occupa di questioni europee. Perché è solo con lo studio, il lavoro costante e l’esperienza che si può davvero trasformare ogni slogan in realtà».
Sul piano internazionale, l’Europa mostra sempre di più la sua debolezza politica. Qual è la correzione di rotta da imboccare?
«L’Ue è un gigante burocratico ed un nano politico: lo abbiamo detto per anni, predicando troppo spesso nel deserto, ma tra la pandemia e lo scoppio del conflitto in Ucraina hanno dovuto darci tutti quanti ragione. L’Europa oggi non ha un’anima e, soprattutto, non ha una bussola: la sua fragilità sullo scenario globale finiamo per pagarla, come al solito, noi cittadini europei, magari costretti a dover pagare di più il gas o le merci perché chi guida le istituzioni europee non è stato capace di tutelare i nostri interessi in un mondo che va sempre più nella direzione dettata dai nostri competitor, Cina su tutti. Questa rotta va invertita: vogliamo restituire sovranità all’Europa per dare più forza all’Italia, e per farlo abbiamo il dovere di seguire quello che ormai si sta imponendo come il “modello Meloni”. Serve un’Europa guidata da una maggioranza di centrodestra, stabile, forte e compatta, con idee chiare sulla strada da intraprendere».
«L’Ue è un gigante burocratico ed un nano politico: lo abbiamo detto per anni, predicando troppo spesso nel deserto, ma tra la pandemia e lo scoppio del conflitto in Ucraina hanno dovuto darci tutti quanti ragione. L’Europa oggi non ha un’anima e, soprattutto, non ha una bussola: la sua fragilità sullo scenario globale finiamo per pagarla, come al solito, noi cittadini europei, magari costretti a dover pagare di più il gas o le merci perché chi guida le istituzioni europee non è stato capace di tutelare i nostri interessi in un mondo che va sempre più nella direzione dettata dai nostri competitor, Cina su tutti. Questa rotta va invertita: vogliamo restituire sovranità all’Europa per dare più forza all’Italia, e per farlo abbiamo il dovere di seguire quello che ormai si sta imponendo come il “modello Meloni”. Serve un’Europa guidata da una maggioranza di centrodestra, stabile, forte e compatta, con idee chiare sulla strada da intraprendere».
Difesa comune europea: è d’accordo sulla sua realizzazione a scopo di deterrenza? Perché?
«E’ certamente un obiettivo condivisibile, ma va fatta con criterio: penso, ad esempio, alla necessità di lavorare nella stessa direzione innanzitutto sul piano della politica estera, con in testa l’obiettivo di (...)».
«E’ certamente un obiettivo condivisibile, ma va fatta con criterio: penso, ad esempio, alla necessità di lavorare nella stessa direzione innanzitutto sul piano della politica estera, con in testa l’obiettivo di (...)».
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Cristiano Guarneri

