Chalie Miteki Meicete racconta il viaggio e l’accoglienza a Casa Paola
Chalie Miteki Meicete ha 47 anni, è di nazionalità etiope, lavora alla Tenda di Cristo 2 di San Giovanni in Croce e abita a Casa Paola di Rivarolo del Re. Sta studiando per la licenza media a Casalmaggiore. Tra un posto e l’altro si muove, tutti i giorni, in bicicletta. «È una bici con pedalata assistita» spiega, forse nel dubbio che lo si consideri troppo bravo a percorrere una sessantina di chilometri al giorno. In questi giorni di pioggia, lo è veramente.
In Italia, Chalie, è arrivato con un corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio che l’ha recuperato in Libia, chissà in base a quale intuizione. Di sicuro c’è stato uno scambio di informazioni tra l’Alto commissariato per i rifugiati e la Comunità di S.Egidio. Dalla sua città, Gondar, 700 chilometri a nord di Addis Abeba, era partito nel 2016. Faceva il tecnico di radiologia. Ha passato il confine verso il Sudan in modo illegale, non ha dunque potuto portare con sé la documentazione del suo titolo di studio già conseguito. Così, ha dovuto ricominciare con la licenza di scuola media italiana. «La lingua Italiana è una grande fatica per me – racconta – ma adesso mi oriento, i primi mesi sono stati davvero difficili. Matematica, inglese, storia e geografia non mi preoccupano, è la vostra lingua che mi fa faticare molto. Vedo che i miei pochi compagni di classe (una cubana, una russa, una sud sudanese e una rumena) sono molto più bravi»...
In Italia, Chalie, è arrivato con un corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio che l’ha recuperato in Libia, chissà in base a quale intuizione. Di sicuro c’è stato uno scambio di informazioni tra l’Alto commissariato per i rifugiati e la Comunità di S.Egidio. Dalla sua città, Gondar, 700 chilometri a nord di Addis Abeba, era partito nel 2016. Faceva il tecnico di radiologia. Ha passato il confine verso il Sudan in modo illegale, non ha dunque potuto portare con sé la documentazione del suo titolo di studio già conseguito. Così, ha dovuto ricominciare con la licenza di scuola media italiana. «La lingua Italiana è una grande fatica per me – racconta – ma adesso mi oriento, i primi mesi sono stati davvero difficili. Matematica, inglese, storia e geografia non mi preoccupano, è la vostra lingua che mi fa faticare molto. Vedo che i miei pochi compagni di classe (una cubana, una russa, una sud sudanese e una rumena) sono molto più bravi»...
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Paolo Carini

