Gianluca Marini spiega l’importanza di non fare passi falsi nel mix. «La vera sfida sarà modulare attentamente tutte le fonti disponibili»
Muoversi, ma con equilibrio e concretezza. Questo il messaggio più significativo uscito dall’evento promosso dal Comitato Piccola Industria dell’Associazione Industriali di Cremona che si è tenuto lunedì 6 maggio presso il polo fieristico di Cremona. A fare gli onori di casa il presidente Paolo Aramini, che ha aperto i lavori con la relazione introduttiva, fornendo suggestioni e spunti preziosi. A seguire, la relazione tecnica di Gianluca Marini, vice presidente del CESI, che ha fotografato la situazione del mercato e del fabbisogno energetico in Italia nel corso degli ultimi vent’anni. Quindi, la tavolta rotonda, moderata da Jole Saggese di Class CNBS, fra Luca Romano, fondatore e amministratore dell’ “Avvocato dell’atomo”, l’eurodeputata Patrizia Toia, vice presidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia, Giuseppe Zolillo, responsabile Energia e Ambiente di Azione e Giovanni Baroni, presidente della Piccola Industria di Confindustria. A concludere la mattinata di lavori l’intervento del vice ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava.
In un contesto che muta velocemente e di fronte a sfide epocali imposte non solo dalla transizione energetica, ma anche dalla competizione globale, servirebbe un‘Europa più forte e coesa, anche attraverso l’adozione di «un piano energetico europeo», utile a evitare che i Paesi europei siano in concorrenza fra loro, a danno delle imprese. La Politica - questo l’appello degli imprenditori - deve impegnarsi in questo».
La discussione dei quattro ospiti è introdotta dalla relazione di Gianluca Marini, vicepresidente della divisione Consulting di Cesi (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano), leader globale nell’ingegneria, nel testing per il settore elettrico e nell’ingegneria civile e ambientale. «Sappiamo che all’interno del sistema elettrico - inizia così il suo intervento - ci troviamo di fronte ad una rivoluzione. Di quanta potenza ha bisogno l’Italia? Nel 2022 - i dati sono riferiti alle 24 ore - non siamo mai scesi sotto i 17,9 Gigawatt, con un una picco massimo di 60 Gigawatt, registrato durante l’ultima settimana di luglio. Per decenni il problema è sempre stato, e lo è tuttora, riuscire a rincorrere la crescita della domanda: inserire nei sistemi elettrici, cioè, più potenza di generazione, così da soddisfare la crescente sete di potenza massima»...
In un contesto che muta velocemente e di fronte a sfide epocali imposte non solo dalla transizione energetica, ma anche dalla competizione globale, servirebbe un‘Europa più forte e coesa, anche attraverso l’adozione di «un piano energetico europeo», utile a evitare che i Paesi europei siano in concorrenza fra loro, a danno delle imprese. La Politica - questo l’appello degli imprenditori - deve impegnarsi in questo».
La discussione dei quattro ospiti è introdotta dalla relazione di Gianluca Marini, vicepresidente della divisione Consulting di Cesi (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano), leader globale nell’ingegneria, nel testing per il settore elettrico e nell’ingegneria civile e ambientale. «Sappiamo che all’interno del sistema elettrico - inizia così il suo intervento - ci troviamo di fronte ad una rivoluzione. Di quanta potenza ha bisogno l’Italia? Nel 2022 - i dati sono riferiti alle 24 ore - non siamo mai scesi sotto i 17,9 Gigawatt, con un una picco massimo di 60 Gigawatt, registrato durante l’ultima settimana di luglio. Per decenni il problema è sempre stato, e lo è tuttora, riuscire a rincorrere la crescita della domanda: inserire nei sistemi elettrici, cioè, più potenza di generazione, così da soddisfare la crescente sete di potenza massima»...
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Stefano Frati



