Viaggio fra i territori più colpiti dal Covid-19: le testimonianze dei sanitari, dei politici e dei giornalisti che hanno vissuto e raccontato i mesi più duri. Mentre la Regione annuncia: «Strutture più moderne, ma anche investimenti in risorse umane e nella medicina territoriale»
Tsunami è la parola risuonata più volte in questi mesi, ma forse è quella che, più di ogni altra, rende appieno l’immagine di quell’onda mostruosa che ha travolto inaspettatamente le nostre vite, cancellando ogni traccia del mondo precedente a quel 21 febbraio 2020. Nuove croci nei cimiteri, nuove paure da dimenticare. Il covid ha lasciato cicatrici difficili da rimarginare anche in chi con la malattia ci combatte quotidianamente. Ha lasciato la paura della morte anche in chi la guerra alla morte la combatte per professione e per passione. E che, talvolta, ne esce sconfitto, ma pronto a ricominciare la battaglia. E’ stata, e sarà, una guerra. Ma almeno, adesso, conosciamo un po’ meglio il nostro nemico. Quelli che per settimane abbiamo chiamato “eroi” sono solo uomini, con le loro paure e le loro ansie. 77 di loro hanno dovuto ricorrere al sostegno del gruppo psicologico che ogni sera, a fine turno, andava nei reparti covid per aiutare a rielaborare la pena ed il dolore di quanti si erano spesi a salvare vite. E’ stata dura, molto dura. Ma, come in ogni guerra, c’è anche una tregua, e, si spera, la pace...
Fabrizio Loffi, Paolo Carini, Carla Parmigiani, Lidia Gallanti, Laura Bosio e Sara Gambarini
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