Attualità

Concia: sì al richiamo, meglio se “centrato”

Studiato sul ceppo originario, non sulle varianti più recenti

Valutazioni positive sull’evoluzione della lotta alla pandemia con qualche dubbio in prospettiva. È la sostanza dell’ampia analisi di Ercole Concia, già professore ordinario alla Clinica Malattie infettive dell’Università di Verona, tra i più esperti virologi italiani. Per dirne uno, tra i dubbi: «la terza dose la faremo tutti, ma non sarebbe male che il vaccino fosse centrato sulla variante Delta, attualmente dominante e non sul ceppo originario del virus, oggetto di studio a gennaio 2020. Se n’era parlato per un po’, poi l’argomento è scomparso dai radar».
L’andamento della pandemia, in questo periodo, è caratterizzato da un numero di contagi relativamente basso e da un numero di decessi relativamente alto. L’indice Rt resta superiore a 1, ma i ricoveri diminuiscono e le Terapie intensive non sono sovraffollate. Sono segnali tendenzialmente positivi, lei come li valuta?
«I dati mi sembrano in netto miglioramento. Fino ad alcune settimane fa, i contagi erano attorno ai 4.500-5.000 casi ogni giorno. Adesso, siamo al di sotto dei 3 mila. Ed è un risultato che possiamo attribuire all’efficacia dei vaccini. Il numero dei decessi resta elevato, ma non può essere messo in stretta relazione con il numero dei contagi. È possibile che la persona deceduta in quel giorno, fosse da un paio di mesi in Rianimazione. Ed è vero che le persone che muoiono, per la maggior parte, sono tra i non vaccinati. Però, attenzione al primo freddo, l’anno scorso la seconda ondata era partita in ottobre, dopo un’estate in cui tutti avevano fatto quello che volevano....
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Paolo Carini
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