Nn credo che la maggior parte delle persone si renda conto della portata e delle conseguenze che il crollo demografico sta avendo sull’Italia. Si tratta di un movimento lento che ha origini lontane e come spesso accade con i movimenti lenti passano spesso inosservati. O meglio, se ne osservano alcune conseguenze senza rendersi conto della loro origine. Facciamo un passo indietro. Alla fine dei mitici anni sessanta il tasso di fertilità, cioè il numero medio di figli per donna era di 2,5. Un livello del 2,5 comporta un aumento tendenziale della popolazione. Semplificando, diciamo che ogni coppia uomo donna, lascia in media 2,5 “eredi”. Gli “eredi” nati alla fine degli anni ’60 erano ogni anno circa 950.000. A quel punto qualcosa cambia. I figli dei fiori, i giovani della fine degli anni ’60, decidono di fare meno figli. Nel giro di 15 anni il tasso di fertilità scende a 1,4 e da allora non si è più sollevato, anche se con oscillazioni di tanto in tanto (siamo ora intorno a 1,34). Il calo nel tasso di fertilità causa una caduta nel numero dei nati ogni anno, calo accentuato, con un ritardo, dal calo del numero di adulti in età fertile (se i nati calano 20 anni fa, oggi ci sono meno adulti che potenzialmente possono fare figli e la natalità scende ulteriormente).
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Carlo Cottarelli
Direttore dell’Osservatorio
Conti Pubblici Italiani
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