L'intervista - L'economista cremonese, Senatore del Pd, analizza la manovra di bilancio, riflette sulle prospettive per il 2023 e commenta le elezioni regionali
Dai primi provvedimenti di bandiera, «adottati per far vedere che c’erano e che l’insediamento di questo Governo rappresentava un segnale di discontinuità rispetto al passato», al braccio di ferro sull’immigrazione, che rispecchia la tendenza dei partiti a «evitare di presentare una politica di immigrazione regolare, sia perchè è più complicato, sia perchè hanno paura di essere accusati di aprire la porta». Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, il Senatore Carlo Cottarelli affronta i temi di più importanti di questo periodo, soffermandosi sui provvedimenti più significativi contenuti nella manovra di bilancio, che riprende molte misure già adottate dal governo Draghi, ad esempio per contrastare gli effetti del caro energia, salvo poi differenziarsi, fra l’altro, sul Reddito di Cittadinanza, sulla flax tax e sull’innalzamento del tetto al contante, ma che non affronta il nodo cruciale della riduzione delle risorse destinate alla sanità, che subiranno un taglio di svariati miliardi per effetto dell’inflazione. Cottarelli guarda anche alle prossime elzioni Regionali: «Mi sarei candidato se ci fosse stato sia il sostegno del Partito Democratico e dell’area di centrosinistra che si è presentata alle Politiche, sia il consenso di Azione. Non era solo una questione di numeri, ma ideologica perchè io penso che la Lombardia e l’intero Paese si possano governare meglio con un’alleanza liberal democratica e social democratica». Non manca una riflessione rispetto a quello che ci attende nei prossimi mesi: «Non è un periodo facilissimo, ma non è il periodo più difficile della storia d’Italia, come dichiara il Presidente del Consiglio. Anche il 2023, in assenza di ulteriori choc, non sarà un anno di crescita particolarmente alta, ma non prevedo catastrofi»...
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