Attualità

Carlo Cottarelli: «Noi i primi responsabili del non fare»

L'economista cremonese a tutto campo sui principlai fatti di attualità e sull'esito del referendum afferma: «Non possiamo scaticare i fallimenti del passato sulla classe politica. Non si possono realizzare le riforme senza scontentare qualcuno»

Scuola, Recovery Fund, ripresa dell’economia e stato di salute delle banche, riforma del fisco e della Costituzione: nella consueta intervista mensile ospitata da Mondo Padano, Carlo Cottarelli analizza i principali temi di attualità, partendo proprio alla riapertura degli istituti scolastici decisa dal Governo dopo sei mesi di chiusura, all’insegna del principio della massima precauzione: «Si è arrivati troppo tardi a definire i dettagli della riapertura - spiega l’economista - ma l’auspicio di tutti è che il piano funzioni e le cose vadano bene». Spostando l’attenzione al confronto che l’Italia dovrà presto avere con l’Europa per ottenere le enormi risorse del Recovery Fund (oltre 200 miliardi), Cottarelli si aspetta che dagli oltre 500 progetti presentati il Governo passi «a un piano coerente», nell’attesa che, nel frattempo, anche l’economia possa riprendersi per ridare ossigeno alle finanze pubbliche, così come agli istituti di credito, alle imprese e ai cittadini. Cottarelli esamina anche il dibattito in corso sulle riforme dopo il voto del referendum che ha sancito una schiaccianete vittoria del sì, ma che lascia intatti tutti i nodi da sciogliere dopo che, nell’ultimo ventennio, sono abortite ben due riforme costituzionali organiche che intendevano ammodernare la macchina delle istituzioni repubblicane: «In Italia - spiega l’economista - l’immobilismo riguarda molti aspetti, ma non possiamo ogni volta puntare il dito contro la classe dirigente perchè in demograzia la classe dirigente la eleggiamo noi» e quindi la responsbailità del non fare va equamente distribuita. D’altro canto, non si può nemmeno pensare di realizzare riforme che accontentino tutti perchè, in un modo o nell’altro: «qualcuno che ci perde ci sarà sempre». E’ un fatto di scelte...
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