

Attualità
Camera di Commercio, ricorso della Coldiretti per il rispetto della legge sulla rappresentanza

E' un vero è proprio colpo di scena che non mancherà di agitare il rinnovo del consiglio e della giunta della Camera di Commercio, ormai in scadenza di mandato. La sorpresa non riguarda la presidenza Auricchio, prossimo alla riconferma, ma il nodo degli apparentamenti che, per la prima volta, vede le due principali organizzazioni agricole, Libera Associazione Agricoltori, da un lato e Coldiretti, dall’altro, correre da sole. Circa un mese fa il mancato accordo ha portato la Coldiretti a presentare un ricorso al Tar di Brescia, destinatari la Regione e la Camera di Commercio, con l’obiettivo di far valere la normativa sulla rappresentanza.
Per capire che cosa è accaduto bisogna fare un passo indietro. Quest’anno la giunta passa da 9 a 7 membri, compreso il presidente, mentre gli ordini professionali entrano nel consiglio camerale. Fino ad ora l’agricoltura poteva contare su due seggi, uno appannaggio della Libera, l’altro di Coldiretti. Da quest’anno non sarà più così e solo una delle due organizzazioni potrà verosimilmente aspirare all’unico posto in palio.
Ora, il mancato accordo sull’apparentamento ha convinto la Coldiretti a procedere ufficialmente presso il tribunale amministrativo regionale perchè - spiega il numero uno lombardo dell’organizzazione, Ettore Prandini - venga fatta rispettare la normativa vigente sulla rappresentanza che prescrive come in consiglio debba essere data un “diritto di tribuna” alle piccole e medie imprese e alle imprese tutte, comprese dunque anche quelle di grandi dimensioni.
«Noi possiamo dimostrare, documenti alla mano, continua il numero uno di Coldiretti - che la nostra organizzazione è prima in provincia sia per il numero di piccole imprese associate, sia per il numero di imprese complessivo, e che dunque abbiamo il diritto di avere i due seggi disponibili in consiglio». Ottenere questi due posti - fanno notare gli osservatori più attenti che ravvisano in questo la vera ragione del ricorso - significherebbe, per Coldiretti, avere la strada spianata per ottenere l’unico seggio libero all’interno della giunta al posto della Libera Associazione Agricoltori.
Per capire che cosa è accaduto bisogna fare un passo indietro. Quest’anno la giunta passa da 9 a 7 membri, compreso il presidente, mentre gli ordini professionali entrano nel consiglio camerale. Fino ad ora l’agricoltura poteva contare su due seggi, uno appannaggio della Libera, l’altro di Coldiretti. Da quest’anno non sarà più così e solo una delle due organizzazioni potrà verosimilmente aspirare all’unico posto in palio.
Ora, il mancato accordo sull’apparentamento ha convinto la Coldiretti a procedere ufficialmente presso il tribunale amministrativo regionale perchè - spiega il numero uno lombardo dell’organizzazione, Ettore Prandini - venga fatta rispettare la normativa vigente sulla rappresentanza che prescrive come in consiglio debba essere data un “diritto di tribuna” alle piccole e medie imprese e alle imprese tutte, comprese dunque anche quelle di grandi dimensioni.
«Noi possiamo dimostrare, documenti alla mano, continua il numero uno di Coldiretti - che la nostra organizzazione è prima in provincia sia per il numero di piccole imprese associate, sia per il numero di imprese complessivo, e che dunque abbiamo il diritto di avere i due seggi disponibili in consiglio». Ottenere questi due posti - fanno notare gli osservatori più attenti che ravvisano in questo la vera ragione del ricorso - significherebbe, per Coldiretti, avere la strada spianata per ottenere l’unico seggio libero all’interno della giunta al posto della Libera Associazione Agricoltori.
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