Prima la Sisal, poi il Totocalcio, con il famoso “13”. Ora hanno ceduto il passo alle scommesse sulle singole partite
Prima del Totocalcio, per un breve periodo ci fu la Sisal. L’inventore della Sisal fu il triestino Massimo Della Pergola. Rifugiatosi in Svizzera durante la guerra, incarcerato in quanto immigrato clandestino, era comunque riuscito ad evitare la deportazione nei campi di concentramento nazisti. Nella sua cella di Pont de la Morge un po’ di tempo l’aveva: così mise a punto la sua grande idea. A fine guerra fu assunto alla Gazzetta dello Sport e insieme a due soci fondò la Sisal che, dal 5 maggio 1946, offrì agli italiani la possibilità di vincere somme di denaro, allora non elevate, indovinando il risultato delle 12 partite di serie A e di serie B elencate su una schedina, da giocare nelle apposite ricevitorie. La grande trovata promozionale fu di organizzare uno spoglio delle schedine nella stazione centrale di Milano. Così tutti poterono rendersi conto della regolarità del gioco.
All’inizio, una “colonna” costava 30 lire, con un primo montepremi inferiore alle 500 mila lire. Stato italiano e Coni, però, capirono presto che questa idea poteva essere la gallina delle uova d’oro e nel giro di poco tempo, se ne appropriarono. Il gioco lo chiamarono Totocalcio portando il numero di risultati da indovinare da 12 a 13...
All’inizio, una “colonna” costava 30 lire, con un primo montepremi inferiore alle 500 mila lire. Stato italiano e Coni, però, capirono presto che questa idea poteva essere la gallina delle uova d’oro e nel giro di poco tempo, se ne appropriarono. Il gioco lo chiamarono Totocalcio portando il numero di risultati da indovinare da 12 a 13...
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Angelo Galimberti

