Il ring come maestro di vita Il pugno d'acciaio di Sommi

Il ring come maestro di vita Il pugno d'acciaio di Sommi

Il ring come maestro di vita Il pugno d'acciaio di Sommi

«<In un certo senso il pugilato mi ha strappato dal Bronx». Rosino Sommi, classe 1939, ex peso welter di buone speranze, lo dice riferendosi alla durezza della vita di campagna degli anni Cinquanta. Il resto è una conseguenza di quella decisione che l’ha portato ad indossare i guantoni senza appenderli più al chiodo nemmeno quando dal ring è sceso definitivamente per diventare un imprenditore.
Sommi è nato a Cella Dati da una famiglia di contadini. «Papà, io e i miei fratelli lavoravamo i campi – racconta – e a quei tempi la vita non era certo facile. Per questo dico che è grazie alla boxe se sono riuscito a scampare la povertà. Il pugilato mi ha svegliato, mi ha offerto la possibilità di crescere sotto diversi aspetti e di costruire quella che sarebbe diventata la mia strada una volta chiuso con l’attività agonistica». Gli inizi sono particolarmente duri. Rosino - Ros per tutti - lavora l’intera giornata in campagna poi inforca la bicicletta prestatagli dai fratelli e copre pedalando i 17 chilometri che separano il paese dalla città, destinazione via dei Mille. È lì che si allenano gli atleti dell’Abc Cremona, sodalizio nato nel dopoguerra su iniziativa di Vittorio Serventi, Geo Castellani, Paolo Colombo, Sandro Ardigò, Franco Cabrini e Giuseppe Signori che in brevissimo tempo è diventato punto di riferimento nel panorama dilettantistico italiano. È l’Italia di fine anni Cinquanta e Sommi incomincia ad incrociare i guantoni con gli avversari. Un Paese con le macerie da lasciarsi alle spalle e il boom economico quasi alle porte. Sotto le cure del maestro Colombo, il pugile di Cella Dati mette in mostra le sue qualità…
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