

Stefano Allegri bacchetta le banche: «Ancora troppo lontane dalle imprese»
«Il rapporto fra banche e imprese fatica a funzionare, soprattutto in un periodo difficile come questo». Il giudizio di Stefano Allegri, presidente dei Giovani Industriali di Cremona è netto. E proprio di imprese e banche Allegri ha parlato venerdì scorso al tradizionale convegno di Santa Margherita Ligure dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Una partecipazione importante che ha visto Allegri intervenire come relatore - è la prima volta di un cremonese - al 43° convegno dal titolo ‘Scateniamoci - Liberiamo l’Italia da vincoli e catene’.
«Ancora oggi, nel nostro Paese, c’è un grande distacco fra queste due realtà. Lo dimostra il fatto che senza la guida di un’associazione di categoria nella scelta del partner oggi una giovane azienda che intende mettere radici non andrebbe da nessuna parte».
La scarsa vicinanza delle banche alle imprese, soprattutto se avviate da giovani, sembra essere, per Stefano Allegri, una delle priorità più pressanti.
«E’ sotto gli occhi di tutti - continua - . Invece di erogare finanziamenti poco mirati, gli istituti di credito dovrebbero sostenere i giovani che hanno voglia di intraprendere e che si fanno portatori di idee valide, soprattutto quando si tratta di start up di produzione. Per questo, nel mio intervento, mi soffermerò su tre punti che ritengo fondamentali. In primis bisogna partire dalla considerazione che questo Paese ha un futuro se investe sulle imprese. Detto questo, quando si giudica un’idea e si valuta un possibile investimento, la giovane età dell’imprenditore non dovrebbe essere interpretata come un fattore di rischio, come accade oggi. Altro elemento dirimente è quello della chiarezza delle regole. Che le banche siano più prudenti rispetto al passato nel concedere finanziamenti è comprensibile. Ma i criteri che stanno alla base di questi finanziamenti oggi sono opinabili e le regole poco trasparenti. Un terzo elemento riguarda il coinvolgimento delle banche: dovrebbero mettere a disposizione delle imprese consulenti qualificati in grado di valutare davvero l’idea, il settore nel quale si intende svilupparla e le prospettive dell’investimento. Oggi non è così».
Dalle banche al ruolo che il governo, da poco insediato, potrebbe svolgere nei prossimi mesi il passo è breve. Un governo giovane perchè insediato da poco e giovane nell’età media dei componenti, a partire dal Presidente del Consiglio. E quindi un interlocutore naturale per i Giovani Imprenditori di Confindustria.
«Non abbiamo chissà quali aspettative - dichiara Allegri - ma vorremmo che l’esecuitivo si impegnasse su poche cose. Aiutando le imprese che assumono i giovani riducendo le tasse sul lavoro e il cuneo fiscale, l’unico modo di sostenere veramente le aziende e di aggredire la piaga della disoccupazione giovanile. Anche in questo caso l’esempio della Germania, il cui governo sta varando veri e propri programmi per attrarre dall’estero personale qualificato in grado di soddisfare il bisogno delle imprese teutoniche «rappresenta un modo intelligente di investire sui propri giovani». Certo Allegri non si fa molte illusioni. «Il governo è figlio di un compromesso e resta un esecutivo debole e il mio timore più grande è che ancora oggi, nonostante cinque anni di crisi gravissima e la situazione di prostrazione vissuta da imprese, famiglie e giovani, si tenda a sottovalutare l’emergenza in cui ci troviamo. Da parte nostra - conclude Allegri - stiamo portando avanti queste tematiche all’insegna di una grande condivisione all’interno del gruppo giovani».
«Ancora oggi, nel nostro Paese, c’è un grande distacco fra queste due realtà. Lo dimostra il fatto che senza la guida di un’associazione di categoria nella scelta del partner oggi una giovane azienda che intende mettere radici non andrebbe da nessuna parte».
La scarsa vicinanza delle banche alle imprese, soprattutto se avviate da giovani, sembra essere, per Stefano Allegri, una delle priorità più pressanti.
«E’ sotto gli occhi di tutti - continua - . Invece di erogare finanziamenti poco mirati, gli istituti di credito dovrebbero sostenere i giovani che hanno voglia di intraprendere e che si fanno portatori di idee valide, soprattutto quando si tratta di start up di produzione. Per questo, nel mio intervento, mi soffermerò su tre punti che ritengo fondamentali. In primis bisogna partire dalla considerazione che questo Paese ha un futuro se investe sulle imprese. Detto questo, quando si giudica un’idea e si valuta un possibile investimento, la giovane età dell’imprenditore non dovrebbe essere interpretata come un fattore di rischio, come accade oggi. Altro elemento dirimente è quello della chiarezza delle regole. Che le banche siano più prudenti rispetto al passato nel concedere finanziamenti è comprensibile. Ma i criteri che stanno alla base di questi finanziamenti oggi sono opinabili e le regole poco trasparenti. Un terzo elemento riguarda il coinvolgimento delle banche: dovrebbero mettere a disposizione delle imprese consulenti qualificati in grado di valutare davvero l’idea, il settore nel quale si intende svilupparla e le prospettive dell’investimento. Oggi non è così».
Dalle banche al ruolo che il governo, da poco insediato, potrebbe svolgere nei prossimi mesi il passo è breve. Un governo giovane perchè insediato da poco e giovane nell’età media dei componenti, a partire dal Presidente del Consiglio. E quindi un interlocutore naturale per i Giovani Imprenditori di Confindustria.
«Non abbiamo chissà quali aspettative - dichiara Allegri - ma vorremmo che l’esecuitivo si impegnasse su poche cose. Aiutando le imprese che assumono i giovani riducendo le tasse sul lavoro e il cuneo fiscale, l’unico modo di sostenere veramente le aziende e di aggredire la piaga della disoccupazione giovanile. Anche in questo caso l’esempio della Germania, il cui governo sta varando veri e propri programmi per attrarre dall’estero personale qualificato in grado di soddisfare il bisogno delle imprese teutoniche «rappresenta un modo intelligente di investire sui propri giovani». Certo Allegri non si fa molte illusioni. «Il governo è figlio di un compromesso e resta un esecutivo debole e il mio timore più grande è che ancora oggi, nonostante cinque anni di crisi gravissima e la situazione di prostrazione vissuta da imprese, famiglie e giovani, si tenda a sottovalutare l’emergenza in cui ci troviamo. Da parte nostra - conclude Allegri - stiamo portando avanti queste tematiche all’insegna di una grande condivisione all’interno del gruppo giovani».
Stefano Allegri
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