Rugby, Italia-Fiji: prosegue l'allenamento Ghiraldini: «Mischia e touch fondamentali» Cittadini: le partite si vincono segnando

Rugby, Italia-Fiji: prosegue l'allenamento Ghiraldini: «Mischia e touch fondamentali» Cittadini: le partite si vincono segnando

Rugby, Italia-Fiji: prosegue l'allenamento Ghiraldini: «Mischia e touch fondamentali» Cittadini: le partite si vincono segnando

Seconda giornata di allenamento nel Cremonese per i rugbisti di Italia e Isole Fiji, in vista del Cariparma Test Match di sabato allo stadio Zini. Gli azzurri di Brunel hanno lavorato all'impianto sportivo di San Zeno anche questa mattina, tra campo e palestra, prestandosi nel pomeriggio a una serie di interviste per la stampa e quindi a una sessione di shooting per la campagna italiana del Sei Nazioni. Marco Bortolami è rientrato in gruppo, mentre il capitano Sergio Parisse ha svolto ancora allenamento a parte in palestra, a causda di una fastidiosa lombalgia. Massaggi e terapie per gli azzurri nella giornata di domani, mercoledì, mentre giovedì Brunel annuncerà i 15 titolari di sabato.
Domani mattina, inoltre, Parisse, Castrogiovanni e Bergamasco saranno i protagonisti di una mattinata d'autografi riservata ai tifosi, a partire dalle 10.30, presso la sede Cariparma di Corso Mazzini, a Cremona.
IL PUNTO DEL TALLONATORE – «Affrontiamo una squadra di assoluto valore – spiega Leonardo Ghiraldini, tallonatore della squadra –, un team che ha nel proprio organico giocatori di livello internazionale, di livello mondiale. Quello che abbiamo cercato di fare in questi giorni è stato di lavorare sul collettivo e sotto l'aspetto tattico. Dobbiamo raggiungere una condizione di serenità per metterli sotto pressione sia in attacco che in difesa, in ogni fase di gioco, e mischia e touch saranno fondamentali a questo proposito. Ma soprattutto la partita si vince in difesa, non bisogna lasciare spazio a questi giocatori, ognuno dei quali può fare la differenza». Il post Torino è ancora una ferita aperta: «Abbiamo la grande possibilità di rifarci dopo una sconfitta particolarmente pesante – prosegue –. A Cremona abbiamo trovato tutto quello che ci permette di allenarci, e speriamo che anche il pubblico venga a sostenerci». Se piovesse potrebbe servire un approccio tattico diverso: «Una volta – conclude – quando si affrontavano le squadre migliori al mondo si sperava in un tempo un po' incerto che rallentasse il gioco. Adesso, per il modo in cui giochiamo e per il modo in cui intendiamo la partita speriamo che regga, per avere la possibilità di imporci».
LA PAROLA AL PILONE – «Da lombardo sono felice di tornare a giocare nella mia terra – osserva Lorenzo Cittadini, pilone azzurro –, una regione abbastanza sviluppata nel rugby. Cremona lo è meno, forse, e appunto per questo un'occasione come questa potrebbe essere un'opportunità per far conoscere una realtà in via di sviluppo». Il dopo Australia ha lasciato «tanta amarezza ma voglia di rifarci – considera –, con Fiji abbiamo l'opportunità di farlo dopo solo una settimana, e poi incontreremo l'argentina. Le Isole Fiji le abbiamo già analizzate, a livello individuale e nella gestione dell'ovale sono bravi, hanno tanti ragazzi che giocano in Francia, trequarti temibili. Magari non sono organizzatissimi come squadra, e non sempre hanno voglia di difendere, ma in attacco sono molto pericolosi. Noi dobbiamo fare un passo avanti organizzativo in attacco e in difesa, perché le partite si vincono segnando».
COSÌ IN CASA FIJI – Anche Fiji ha proseguito oggi con gli allenamenti, nel plesso sportivo della Canottieri Bissolati: «Il nostro soggiorno a Cremona è molto buono – spiega Joe Browne, manager delle Fiji –. Un hotel di prima classe, strutture per allenarsi molto buone. Fa un po' freddo per noi, ma nulla di trascendentale. L'Italia è una formazione ottima, i primi venti minuti erano avanti con l'Australia, hanno dominato, dovremo tenerli d'occhio. Hanno forza e qualità, qualcosa di fondamentale per giocare un buon rugby». Ma quale sarà l'arma segreta degli isolani? «Questo lo scopriremo sabato – scherza Browne –. Noi non abbiamo un uomo solo, ma quindici giocatori in campo, e ognuno avrà il compito di coprire il proprio ruolo. Ogni giocatore giocherà il proprio rugby, e ognuno potrà essere a proprio modo la chiave del match».
Mattia Guazzi
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