Professioni, i pregi e i difetti dei nostri mestieri fuori dal coro

Per alcuni è la passione di una vita, per altri è stata una scoperta inaspettata. Scegliere il lavoro adatto non è cosa semplice, soprattutto quando si fanno i conti con occupazione e guadagno. Abbiamo chiesto consiglio ad alcuni professionisti del nostro territorio, tra cui la mezzosoprano Lucia Cirillo.
Come hai capito che il tuo futuro sarebbe stato in musica?
«Inizialmente non desideravo fare la cantante: il mio primo grande amore è stata la chitarra classica, cantavo solo in coro. Un giorno ho seguito un’amica che faceva un’audizione, e inaspettatamente dopo un paio di mesi mi hanno richiamata. Non immaginavo che la lirica sarebbe stata il mio futuro, ero timida, e il canto è qualcosa di molto personale. Sapevo avrei fatto la musicista e che ci sarebbero state tante difficoltà, l’importante è trovare un compromesso tra le proprie passioni e quello che la vita ti offre».
Il successo è questione di determinazione o fortuna?
«La determinazione significa tanto, ma ci vuole un po’ di fortuna, occorre trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Se hai passione e sei motivato in un modo o nell’altro ce la farai, magari in un ambito un po’ diverso da quello immaginato».
Pro e contro del tuo lavoro?
«Viaggio tantissimo, è difficile gestire aspetti di vita normali come una casa o relazioni familiari... e poi odio preparare le valigie! L’aspetto positivo è l’occasione di visitare tanti posti diversi, viverli dall’interno. Spesso lavoro con persone che non conosco, serve energia per relazionarsi e imparare a collaborare».
Tre consigli per i giovani?
«Ogni passione va coltivata nel profondo, cercando di creare le condizioni migliori; è importante essere preparati, oggi la concorrenza è folle perché molti hanno possibilità di studiare. Consiglio un’esperienza all’estero per imparare le lingue e dare ampio respiro al proprio lavoro. Infine è bene non limitarsi a cercare solo nella situazione in cui ci si trova: se non si riesce a trovare qualcosa in un posto o un momento è necessario spostarsi, cercare altre possibilità e altri canali, c’è sempre una possibilità nascosta tra quelle che si presentano».
I NOSTRI INTERVISTATIGloria Franchi (Crema), gallerista: «Lavorare in una galleria ti permette di restare in contatto con artisti affermati ed altri che cercano di emergere. Il mio ufficio è il più bello del mondo con quadri e opere sempre davanti agli occhi. Lo consiglio a chiunque perchè apre nuovi orizzonti».
Enrico Perni (Cremona): restauratore: «Potenzialmente ritengo di fare il lavoro più bello del mondo, perché stimolante a 360 gradi: devi sapere un po' di tutto in diversi campi, dalla chimica alla storia dell'arte alla fotografia, e tutto si combina alla componente manuale. L'aspetto meno piacevole forse è il tempo da dedicare alla burocrazia, che toglie ore al lavoro pratico.Il restauratore non è una figura isolata, prima di essere realizzato ogni progetto va discusso. Quando si tratta di opere vincolate si crea una vera e propria filiera di tutela, i rapporti con gli enti e la Soprintendenza sono indispensabili, sono motivo di scambio e crescita».
Rita Citterio (Calvatone), staff Teatro alla Scala: «Amo il mio lavoro di responsabile del magazzino costumi perché da sempre adoro i vestiti. Li considero oggetti d’arte e scrigno dei tempi. Consiglierei a un giovane la mia professione, consente di conoscere un patrimonio che deve essere tramandato».
Luca Bandirali (Crema), sommelier: «Il mio lavoro ti mette in contatto con le realtà culturali ed enogastronomiche del nostro Paese aiutandoti così ad apprezzare anche i piccoli dettagli della vita. Lo consiglio a tutti anche se richiede impegno e costanza per rimanere sempre aggiornato».
Roberto Sala (Cremona), istruttore paracadutismo: «La mia non è una professione quanto l'istruzione in un disciplina. Non si diventa istruttore in un mese, servono almeno mille lanci, un’attività continuativa, esami teorici e pratici. Lanciarsi offre l’emozione di uno sport meno estremo di quanto lo si dipinga, ma non così comune. È di sicuro impatto emotivo e aperto a tutti».
Mario Anelli (Cremona), operatore di multisala: «La professione di operatore all'interno di multiplex non è inquadrabile come una professione classica. A differenza della nozione di cinema incanalata come la Settima Arte, il cinema contemporaneo è un prodotto che porta varie fasce di popolazione spesso raggruppate per gusti, preferenze ed etnie a condividere uno spazio. Non si è più visti come l'operatore che dispensa cultura, ma colui che oltre ad avere un contatto col pubblico è anche impegnato in un lavoro manuale, riuscendo a sfogare anche la parte pratica della propria intelligenza. È un lavoro che potrei consigliare a chi volesse cimentarsi con una professione che concerne l'arte ma che contiene anche una valvola di sfogo. Il cinema è sempre stato un modo per poter divulgare il proprio pensiero, e proprio per questo è in costante mutamento, contestuale all'evoluzione della società. Un esempio è quello di Woody Allen, un fabbricante che offre una pellicola all'anno: la qualità è ottima, ma anch'esso è soggetto a cicli di produzione. Nel cinema contemporaneo, e Spaziocinema di Cremona ne è una comprovata realtà, i film che vanno per la maggiore sono tre filoni: i cartoni animati, per famiglia, un po' la linfa del movimento; i film spaccatutto, per sfogare davanti allo schermo lo stress di una giornata; le commedie nazionali, con successi come quello di Pioggia a Catinelle con Checco Zalone o Benvenuti al Sud con Claudio Bisio. Il multiplex nel centro commerciale ormai è diventato un'istituzione a Cremona, perché se prima andare al cinema richiedeva una programmazione e ci si doveva adeguare a uno o due spettacoli, ora offre opzioni collaterali in termini di spazio, negozi e ristoranti su tutte, e una serie di film in programmazione. Si tratta di un centro di aggregazione importante».
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