Interviste ai rappresentanti delle associazioni di categoria che chiedono un piano strategico di rilancio e ristori adeguati. Badioni (Confcommercio): «Le chiusure del 2020 rischiano di essere solo la punta dell’iceberg». Gaia Fortunati (Confesercenti): «Pochi soldi da spendere e lo spettro di nuove cessazioni». Berlino Tazza: (Asvicom Sistema Impresa): «La crisi sta diventando strutturale»
E' arrivata proprio nel pieno della pandemia la nomina a presidente di Confcommercio Cremona per Andrea Badioni, in un momento «difficilissimo per le imprese». Perché le «390mila imprese che hanno chiuso nel 2020 rischiano di essere la punta dell’iceberg, di essere il primo passo di una ecatombe di piccole e medie imprese che in questi mesi non hanno ricevuto l’attenzione che avrebbero meritato” commenta o stesso presidente. «Per Confcommercio si stima che una impresa su quattro possa non superare la pandemia».
Segnali pesanti, dunque, «che si ripercuotono anche sull’avvio dei saldi, partiti sì con qualche indicatore positivo, ma comunque senza quell’entusiasmo che sarebbe stato legittimo aspettarsi dopo un periodo di chiusura e le vendite di novembre e dicembre, soprattutto per l’abbigliamento, fortemente limitate dall’istituzione di zone rosse e arancioni. Quello della moda (insieme a ristorazione e turismo) è uno dei settori maggiormente danneggiato. Ci troviamo con imprese che si trovano a dover confermare ordini per le prossime stagioni, senza la liquidità per poterlo fare e senza certezze sulle possibilità di restare aperti. Rischiamo un vero disastro annunciato».
Segnali pesanti, dunque, «che si ripercuotono anche sull’avvio dei saldi, partiti sì con qualche indicatore positivo, ma comunque senza quell’entusiasmo che sarebbe stato legittimo aspettarsi dopo un periodo di chiusura e le vendite di novembre e dicembre, soprattutto per l’abbigliamento, fortemente limitate dall’istituzione di zone rosse e arancioni. Quello della moda (insieme a ristorazione e turismo) è uno dei settori maggiormente danneggiato. Ci troviamo con imprese che si trovano a dover confermare ordini per le prossime stagioni, senza la liquidità per poterlo fare e senza certezze sulle possibilità di restare aperti. Rischiamo un vero disastro annunciato».
Il quadro della situazione, insomma, rischia di essere deprimente…
«Per le stime del nostro ufficio studi c’è stata, in Italia, nel 2020, una riduzione complessiva dei consumi di oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali). Un danno enorme per l’economia, con conseguenze non trascurabili sul piano della occupazione, del lavoro, della qualità e dei servizi nelle città e nei nostri piccoli comuni. Una situazione che non è più sostenibile...»
«Per le stime del nostro ufficio studi c’è stata, in Italia, nel 2020, una riduzione complessiva dei consumi di oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali). Un danno enorme per l’economia, con conseguenze non trascurabili sul piano della occupazione, del lavoro, della qualità e dei servizi nelle città e nei nostri piccoli comuni. Una situazione che non è più sostenibile...»
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Laura Bosio

