Fino al 23 marzo "Mapuche" al Museo diocesano. Completano il reportge opere di diversa natura
Passeggiare nell’ala del Museo Diocesano di Cremona dedicata alla mostra temporanea del fotogiornalista argentino Pablo Ernesto Piovano Mapuche, il ritorno delle voci antiche è come fare un viaggio a volo d’uccello sulla storia delle Americhe. Quella linea immaginaria che lega le due estremità del continente, dai ghiacci dell’Alaska, fino alla Terra del Fuoco, passando per le montagne dei nativi e per la cordigliera delle Ande, sembra raccontare capitoli diversi di un’unica storia: quella di popoli colonizzati, dominati, sterminati, confinati in riserve e che lottano per mantenere viva la loro identità. Mi è sembrato, nel trovarmi accanto a una tavola con i simboli Mapuche, di rileggere le parole dei diari di Warburg o di Artaud sul Rituale del Serpente o sulla Danza del Peyote, di ricordarmi del Serpente Piumato azteco Quetzalcoatl e della stilizzazione delle squame rettiliane che sono simbolo di fertilità, ma anche di una freccia o di un fulmine. Storie che legano la Grande Madre Terra ai suoi Figli.
Non è un caso, forse, che Mapuche significhi nella lingua mapudungun “Popolo della Terra” (che “Popolo” e mapu, “della Terra”) e che sia il nome di un popolo amerindio originario del Cile centrale e meridionale e del sud dell’Argentina impegnato a resistere ai tentativi di invasioni che, fin dall’Impero Inca, passando per quello della corona spagnola e alla formazione degli stati argentino e cileno, si sono succedute.
“Il fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano documenta con grande sensibilità e profondità le lotte di questo popolo per difendere e rivendicare il diritto alle loro terre ancestrali sottratte durante le colonizzazioni e successivamente occupate da grandi aziende agricole, forestali, minerarie e idroelettriche e che difendono come spazi sacri e vitali per il loro sostentamento e identità. L’espansione industriale, il fracking e le monocolture hanno devastato il loro ecosistema e minacciano le risorse naturali a cui accedono, soprattutto l’acqua”. ...
Non è un caso, forse, che Mapuche significhi nella lingua mapudungun “Popolo della Terra” (che “Popolo” e mapu, “della Terra”) e che sia il nome di un popolo amerindio originario del Cile centrale e meridionale e del sud dell’Argentina impegnato a resistere ai tentativi di invasioni che, fin dall’Impero Inca, passando per quello della corona spagnola e alla formazione degli stati argentino e cileno, si sono succedute.
“Il fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano documenta con grande sensibilità e profondità le lotte di questo popolo per difendere e rivendicare il diritto alle loro terre ancestrali sottratte durante le colonizzazioni e successivamente occupate da grandi aziende agricole, forestali, minerarie e idroelettriche e che difendono come spazi sacri e vitali per il loro sostentamento e identità. L’espansione industriale, il fracking e le monocolture hanno devastato il loro ecosistema e minacciano le risorse naturali a cui accedono, soprattutto l’acqua”. ...
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Gaia Badioni

