

Cultura & Spettacoli
Risate amare al comunale di Casalmaggiore con "La Purga" di Arturo Cirillo
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Risate amare al comunale di Casalmaggiore con "La Purga" di Arturo Cirillo
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Risate amare al comunale di Casalmaggiore con "La Purga" di Arturo Cirillo
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Un'esilarante serata ha accompagnato la platea degli spettatori del comunale di Casalmaggiore dove, venerdì 29 dicembre, è andata in scena “La purga”. Spettacolo diretto e interpretato da Arturo Cirillo con Sabrina Scuccimarra, Luciano Saltarelli, Rosario Giglio e Giuseppina Cervizzi su testo di Georges Feydeau. Il più grande commediografo francese dopo Molière.
Davanti allo sguardo divertito del pubblico, i quattro attori hanno portato in scena uno spaccato di vita quotidiana in una famiglia borghese di “parvenues” alla cui sofisticata apparenza di perbenismo fa eco un'antica ignoranza culturale e morale che, scena dopo scena, emerge nella sua più palese manifestazione. Il racconto della famiglia Fallavoine, però, non è di certo quello di una nicchia. Nei dialoghi tra marito e moglie non è poi così difficile intravedere certe pieghe poco edificanti e scorci di “barbare” conversazioni che si infiltrano nella vita quotidiana di molti. Per non dire tutti. Piccoli e grandi battibecchi fatti di stanchezze, giornate andate male e insoddisfazioni di vario genere. Ma quel che altrove è un'eccezione legata alle circostanze, ne “La purga” è la regola: alla signora Fallavoine altro non interessa che il figlio. Neppure gli affari del marito - che tratta in sanitari e che sta cercando di portare a termine un grosso affare - la preoccupano. Il suo unico ed ossessivo pensiero è la costipazione di Totò. Che, nella rappresentazione, è interpreato da Luciano Saltarelli. Giulia non parla d'altro. Ed anche le persone che le ruotano attorno, marito compreso, sono solo occasione per focalizzare l'attenzione sul “piccolo”. Vero e proprio crimale in nuce che assorbe quanto di peggio c'è nello “status sociale” rappresentato dalla sua famiglia.
Davanti allo sguardo divertito del pubblico, i quattro attori hanno portato in scena uno spaccato di vita quotidiana in una famiglia borghese di “parvenues” alla cui sofisticata apparenza di perbenismo fa eco un'antica ignoranza culturale e morale che, scena dopo scena, emerge nella sua più palese manifestazione. Il racconto della famiglia Fallavoine, però, non è di certo quello di una nicchia. Nei dialoghi tra marito e moglie non è poi così difficile intravedere certe pieghe poco edificanti e scorci di “barbare” conversazioni che si infiltrano nella vita quotidiana di molti. Per non dire tutti. Piccoli e grandi battibecchi fatti di stanchezze, giornate andate male e insoddisfazioni di vario genere. Ma quel che altrove è un'eccezione legata alle circostanze, ne “La purga” è la regola: alla signora Fallavoine altro non interessa che il figlio. Neppure gli affari del marito - che tratta in sanitari e che sta cercando di portare a termine un grosso affare - la preoccupano. Il suo unico ed ossessivo pensiero è la costipazione di Totò. Che, nella rappresentazione, è interpreato da Luciano Saltarelli. Giulia non parla d'altro. Ed anche le persone che le ruotano attorno, marito compreso, sono solo occasione per focalizzare l'attenzione sul “piccolo”. Vero e proprio crimale in nuce che assorbe quanto di peggio c'è nello “status sociale” rappresentato dalla sua famiglia.
Così scrive dello spettacolo, il regista e protagonsita, Arturo Cirillo:
«Mi sono immaginato un interno di una casa degli anni '60 '70, in cui la funzione fisiologica convive con le problematiche di una famiglia borghese: il difficile rapporto tra i due coniugi, il problema del tradimento, le liti sulla servitù, le regole dell'ospitalità, il buon nome della famiglia ecc. E diversamente dal Falstaff verdiano dove tutti sono alla fine beffati qui son tutti purgati, lo sporco che abbiamo dentro ha la meglio su quel che mostriamo fuori, il corpo rivendica il suo monotono e circolare movimento biologico, come la porcellana rivendica la sua natura distruttibile».
«Mi sono immaginato un interno di una casa degli anni '60 '70, in cui la funzione fisiologica convive con le problematiche di una famiglia borghese: il difficile rapporto tra i due coniugi, il problema del tradimento, le liti sulla servitù, le regole dell'ospitalità, il buon nome della famiglia ecc. E diversamente dal Falstaff verdiano dove tutti sono alla fine beffati qui son tutti purgati, lo sporco che abbiamo dentro ha la meglio su quel che mostriamo fuori, il corpo rivendica il suo monotono e circolare movimento biologico, come la porcellana rivendica la sua natura distruttibile».
Katia Bernuzzi