StradivariFestival, intervista Roberto Codazzi, direttore artistico
L'incontro tra vere icone dell’archetto e giovani talenti, da una parte, e il binomio tra musica classica e musica di oggi, dall’altra. Si muove dentro questo solco l’edizione 2024 di StradivariFestival, la dodicesima. Rassegna che si è ritagliata, sempre più negli anni, un ruolo ben definito nell’offerta musicale cittadina. Con Roberto Codazzi, direttore artistico di StradivariFestival, abbiamo parlato del Festival, ma anche del “Futuro della musica”... Perché sia di buon auspicio.
Codazzi, torna StradivariFestival che quest’anno appare particolarmente caratterizzato dalla presenza di musicisti giovani e di grande talento. Non a caso il primo concerto porta il titolo “Il futuro della musica” e accanto al cremonese Gnocchi vedrà tra i protagonisti Yuri Serino, vincitrice del primo Concorso Città di Cremona. Di buon auspicio?
«Il sottotitolo del concerto potrebbe essere un ponte tra passato e futuro, ed è sicuramente di buon auspicio perché è sinonimo di continuità, di fiducia. E di questi tempi ce n’è bisogno. Anzitutto l’ensemble vede fianco a fianco giovani talenti e maestri di consolidata fama, come i citati Yuki Serino e Giovanni Gnocchi, ma anche il programma è una voluta alternanza di capolavori classici, tra cui la celeberrimaCiaccona di Bach e il Settimino di Beethoven, e opere di compositori del nostro tempo come il tedesco Jörg Widmann e l’inglese Judith Weir. Autori contemporanei, per rassicurare gli spettatori, che scrivono musica bella, divertente e che comunica, nulla a che vedere con certe avanguardie che rappresentano uno spauracchio per il pubblico. Inoltre è un ponte tra passato e futuro il fatto che la 18enne Serino possa suonare, per questa speciale occasione, un violino vecchio di tre secoli ma ancora giovanissimo nelle qualità acustiche, lo Stradivari Cremonese 1715, la perla più preziosa delle collezioni del Museo del Violino»....
«Il sottotitolo del concerto potrebbe essere un ponte tra passato e futuro, ed è sicuramente di buon auspicio perché è sinonimo di continuità, di fiducia. E di questi tempi ce n’è bisogno. Anzitutto l’ensemble vede fianco a fianco giovani talenti e maestri di consolidata fama, come i citati Yuki Serino e Giovanni Gnocchi, ma anche il programma è una voluta alternanza di capolavori classici, tra cui la celeberrimaCiaccona di Bach e il Settimino di Beethoven, e opere di compositori del nostro tempo come il tedesco Jörg Widmann e l’inglese Judith Weir. Autori contemporanei, per rassicurare gli spettatori, che scrivono musica bella, divertente e che comunica, nulla a che vedere con certe avanguardie che rappresentano uno spauracchio per il pubblico. Inoltre è un ponte tra passato e futuro il fatto che la 18enne Serino possa suonare, per questa speciale occasione, un violino vecchio di tre secoli ma ancora giovanissimo nelle qualità acustiche, lo Stradivari Cremonese 1715, la perla più preziosa delle collezioni del Museo del Violino»....
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C.P.

