Per la rubrica "Gli uomini che fecero l'Italia": Cesare Balbo
Partiamo come sempre dal contesto storico. Abbiamo visto come l’Italia tutta fosse un ribollire di “vendite carbonare”, di sollevazioni, di ribellioni più o meno organizzate, ma anche di reazioni feroci,sanguinarie e rabbiose delle polizie dei numerosi Stati italiani coordinate e dirette dal capace e zelante Salvotti, il capo della polizia austriaca che, in nome e per conto dell’Imperatore d’Austria e godendo della sua piena stima e fiducia, erano riuscite a smantellare le organizzazioni segrete in tutta Italia a forza di impiccagioni, fucilazioni, torture, decenni di carcere duro, esili. Così si andava sacrificando la parte migliore della classe istruita, progressista dei giovani italiani, oggi si direbbe della migliore gioventù. Infatti le indagini di Salvotti e delle polizie si dovevano rivolgere e limitare alla sola parte istruita della popolazione: le masse operaie e contadine erano latitanti. Gli entusiasmi libertari erano condivisi solo dalla borghesia illuminata di città e da qualche raro ufficiale ex napoleonico. Le fabbriche e le campagne restavano indifferenti, quando non addirittura ostili, fomentate pure da un clero non certo progressista. E questo mancato coinvolgimento delle masse, come vedremo meglio in seguito, fu il vero motivo per cui tutti questi moti insurrezionali non ebbero successo....
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Anselmo Gusperti

