Per descrivere l'opera di Federico Mantovani – scriviamo della sua Cantata “Con te -Ex umbris et imaginibus in veritatem” ascoltata domenica sera in Duomo – non possiamo fare a meno di un parallelo con le arti visive: la Musica del compositore cremonese ben si adatta ad incarnare la controparte sonora di Anselm Kiefer: il pittore vivente che, in mezzo a tanti decompositori 'moderni', è ancora capace di ritrarre fiori o paesaggi. Se si volesse restare ancora più in tema “Con te” ci trasporta potentemente ai Sette palazzi celesti, sculture nella quali l'artista tedesco “narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole arrivare al cospetto di Dio”. A Mantovani è spettato dunque uno dei compiti più difficili per il musicista d'oggi: creare un linguaggio e una poetica accessibili al grande pubblico senza cadere nel già ascoltato, creare mondi nuovi senza recidere i ponti con il passato. Il risultato si riversa in un linguaggio personale e toccante, che solo occasionalmente ha velati rimandi con un certo sentire della musica novecentesca: nel Preludio, i trilli del clarino e le lunghe note tenute delle trombe, tratteggiano un suono che sembra riecheggiare il Naturlaut mahleriano, un grande e immacolato suono della Natura; la densa scrittura affidata all'organo può assimilarsi a certe pagine di Messiaen; le grandi arcate melodiche e i sontuosi cori rievocano la limpida trasparenza di un Morricone o di un Goldenthal. Ci è parsa eccezionale la scelta dell'ottimo tenore Cosimo Vassallo: il suo timbro agile, penetrante e leggero è perfetto per affrontare la difficilissima scrittura che Mantovani gli affida: la sezione “Signore, per Te io solo canto”, ad esempio, è concepita con un'architettura che oltrepassa le qualità vocali: la voce, in tessitura acuta, è disegnata e segmentata come uno strumento. Anche la soprano Federica Zanello, la cui parti sono modellate su linee melodiche più tradizionali, sa esaltare i meravigliosi testi scelti dallo stesso Mantovani e Don Daniele Piazzi: Testori, Sant'Agostino, Charles Péguy, Didier Rimaud oltre a diverse fonti bibliche. Notevole la resa del Coro Polifonico e dell'Ensemble Marc'Antonio Ingegneri, coadiuvati da Francesco Zuvadelli (organo) e Antonio De Lorenzi (violino). Penetranti le parti recitate affidate ad Alberto Branca. Un grande e meritato successo di pubblico.
Stefano Frati



