Una serata da ricordare quella offerta ieri dal Festival Stradivari: sul palcoscenico dell'Auditorium Arvedi il violinista Renaud Capuçon incanta letteralmente la platea. La progressione è quasi geometrica: il Mozart della Sonata in Sol maggiore KV 301 è una passeggiata in un giardino perfetto. Sembra di essere in un quadro di Watteau: tutto è placido, armonico. Quasi senza emozioni. Con Beethoven – la celeberrima Sonata in Fa maggiore, 'La primavera' – inizia a farsi spazio un racconto musicale dentro il quale avverti più potente il pensiero dell'autore. Eccezionale l'esito emotivo e strumentale di Capuçon: l'adagio del secondo movimento evocato dal solista francese è un mirabile esempio di cantabilità umana: mezzavoce, leggeri trasalimenti e frasi alitate regalano l'illusione di una voce in carne ed ossa. Con lo Strauss della Sonata op.18 viene lacerato completamente quel sottile velo di compostezza adagiato sulle pagine precedenti. La Sonata del compositore tedesco si chiude con un crescendo di lacrime e sangue. Il climax è nel finale: dopo gli scuri accordi dipinti da Jérôme Ducros – cavati da un intonatissimo grancoda Fazioli – si coagulano tutte le emozioni delle sezioni precedenti, creando un'interpretazione premonitrice di Ciajkovskij e Rachmaninoff. È infatti la pagina che entusiasma di più il numeroso pubblico, premiato da due fuori programma: una commovente Meditation dal Thaïs di Massenet e l'eleganza perduta della vecchia Vienna, magistralmente rievocata nel Liebesleid di Kreisler.
Successo e ottimo afflusso di pubblico anche domenica mattina: l'Amati String Trio si è esibito con un'accoppiata firmata Beethoven. Il Trio in Do minore op. 9 e la Serenata in Re maggiore strappano al pubblico applausi a scena aperta. La lettura galante, leggera dell'Allegretto alla Polacca – riproposto infatti come bis – viene premiato ancor prima che l'ensemble concluda tutti i movimenti e arrivi al conclusivo Tema con Variazioni.
Successo e ottimo afflusso di pubblico anche domenica mattina: l'Amati String Trio si è esibito con un'accoppiata firmata Beethoven. Il Trio in Do minore op. 9 e la Serenata in Re maggiore strappano al pubblico applausi a scena aperta. La lettura galante, leggera dell'Allegretto alla Polacca – riproposto infatti come bis – viene premiato ancor prima che l'ensemble concluda tutti i movimenti e arrivi al conclusivo Tema con Variazioni.
Stefano Frati

