Cultura & Spettacoli

Quando è la Grande Musica   a dire “no” a tutte le guerre

Nuovo appuntamento con la rubrica "L'altro violino"

Non c’è limite alla follia umana. Mentre ancora ci stavamo chiedendo sul perché di una guerra nel cuore della “civile” Europa, ecco che contemporaneamente scoppia un conflitto nel vicino Medio Oriente. Anche in questo caso, come in quello che vede contrapposte Russia e Ucraina, il dibattito di politici e osservatori è di stabilire se la ragione sia dalla parte di Israele o della Palestina. La Musica, nel corso dei secoli, non ha mai cercato queste ragioni: è sempre stata contro la guerra a prescindere, senza se e senza ma. E questo è motivo di vanto, per chi della Musica ha sempre fatto la propria bandiera, la propria ragione di vita. Pur essendo consapevole che si tratta di armi che non fanno paura ai Signori della Guerra, la Musica ha sempre alzato il suo grido di pace in ogni epoca, contro ogni conflitto. Pensate a quanto dolore c’è nell’Agnus Dei della meravigliosa Missa Solemnis di Beethoven, dove il genio di Bonn fa sentire, attraverso il suono di ottoni e timpani, il sinistro clangore delle guerre napoleoniche che in quegli anni stavano devastando l’Europa, e contemporaneamente, facendosi portavoce dell’intera umanità - come solo i grandi artisti sanno e hanno il dovere di fare -, chiede perdono a Dio sulle parole “Dona Nobis Pacem”. Una invocazione purtroppo rimasta inascoltata, se è vero che dopo due secoli siamo ancora qui a parlare delle stesse cose. Ma è giusto che la Musica vada avanti a combattere con le sue armi, sia pur spuntate...
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Roberto Codazzi
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