Intervista alla scrittrice Lorenza Gentile. "Le cose che ci salvano" è il suo ultimo libro
Non è certamente un romanzo banale, l’ultimo scritto da Lorenza Gentile: proposto all’interno del sempre più vario catalogo della casa editrice “Feltrinelli”, “Le cose che ci salvano” è consigliato a chiunque desideri riempirsi il cuore di calore ed emozione. Seguendo il filo delle azioni compiute da Gea (fra cui il recupero di una vecchia bottega di rigatterie, destinata a essere convertita in un’agenzia immobiliare), il lettore ha modo d’inoltrarsi dentro un mondo che ai nostri occhi, troppo spesso ottenebrati dalla frenesia del vivere quotidiano, appare lontano (per quanto auspicabile e, forse, fortunatamente ancora accessibile).
Lorenza, è corretto affermare che, per certi versi, il romanzo prende le mosse dal suo vissuto?
«È corretto, sì: “Le cose che ci salvano” trae spunto dall’esperienza maturata in due città (Londra e Milano) che se da un lato offrono ai propri abitanti e ai propri turisti molto di sé (tra cui, indubbiamente, una componente legata al glamour), dall’altra tendono a “soffocare” determinati sentimenti di condivisione. Quelli che, attraverso la figura di Gea (un’eroina sicuramente sui generis), ho voluto quanto più possibile evidenziare»...
Lorenza, è corretto affermare che, per certi versi, il romanzo prende le mosse dal suo vissuto?
«È corretto, sì: “Le cose che ci salvano” trae spunto dall’esperienza maturata in due città (Londra e Milano) che se da un lato offrono ai propri abitanti e ai propri turisti molto di sé (tra cui, indubbiamente, una componente legata al glamour), dall’altra tendono a “soffocare” determinati sentimenti di condivisione. Quelli che, attraverso la figura di Gea (un’eroina sicuramente sui generis), ho voluto quanto più possibile evidenziare»...
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Fabio Canesi

