“Non sappia la tua mano sinistra cosa fa la destra” recita il detto evangelico riportato da Matteo, riferendosi all’elemosina. Quando però si parla di rapporti tra amministrazione comunale e società partecipate che una non sappia quanto fa l’altra può rappresentare un delicato problema politico. E’ quanto insegna la vicenda dell’inceneritore di Cremona. Mentre il consiglio comunale approvava il 30 settembre scorso un indirizzo teso ad escludere interventi sull’impianto di termocombustione di via S. Rocco che richiedano un costante conferimento di rifiuti da incenerire, approvando solo progetti tesi a migliorare il funzionamento dell’impianto stesso e delle emissioni in atmosfera, l’Aem aveva già presentato in Regione una proposta progettuale per iniziare il confronto finalizzato, invece, al “deposito di una istanza per una variante sostanziale alla autorizzazione integrata ambientale vigente” per la realizzazione di un nuovo impianto. Come questo sia stato possibile non è stato ancora chiarito, se non con un comunicato ufficiale diramato alla conclusione di un incontro tra i vari attori coinvolti: l’assessore alle politiche ambientali Francesco Bordi, i presidenti di Aem Gestioni Federico Zamboni, e di Aem Franco Albertoni alla presenza del sindaco Oreste Perri. In buona sostanza è stato confermato quanto sarebbe stato logico attendersi: “L’iter istruttorio preliminare è stato avviato antecedentemente all’assunzioni dei recenti orientamenti emersi dalla Regione Lombardia e dal Comune di Cremona e che allo stato attuale non è stato dato corso ad alcuna formalizzazione di pratica autorizzativa”. L’Aem, dal canto suo, ha anticipato che nei prossimi giorni sarà formalmente presentata una proposta d’intervento limitata alla Linea 1 dell’impianto finalizzata ad ottemperare alle prescrizioni A.I.A (Autorizzazione Integrata Ambientale) aventi scadenza 2014.
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Fabrizio Loffi

