Attualità

Fiera Bovino, Fava: «Ministero in stallo sulla commissione unica nazionale»

«Spero che sabato il ministro delle Politiche agricole sia a Cremona, perché quanto sta avvenendo alla Commissione unica nazionale dei suini merita delle spiegazioni e la competenza, inspiegabilmente, non è delle Regioni, ma del Ministero. E questo nonostante la produzione di suini, così come quella di latte, si trovi in Lombardia e al Nord». Ribadisce la necessità del dialogo e chiede un intervento urgente l'assessore all'Agricoltura della Lombardia Gianni Fava, per risolvere le ennesime emergenze. Il responsabile dell'Agricoltura della prima regione agricola d'Italia ha partecipato oggi all'assemblea straordinaria dei suinicoltori, evento di Italpig, Salone della suinicoltura della Fiera internazionale del Bovino da Latte di Cremona.
NECESSARIO SOSTEGNO A LIQUIDITÀ – Anche oggi la Commissione unica nazionale ha indicato un prezzo (1,48 euro al chilogrammo) con la partecipazione della sola parte allevatoriale. «Vi sembra normale che il prezzo venga fatto solo dalla parte venditrice e non secondo un funzionamento corretto dove acquirenti e venditori stabiliscono il valore degli scambi?», chiede Fava. Gli allevatori, ribadisce l'assessore, «devono anche fare i conti coi problemi di accesso al credito. Entro Natale, attraverso lo strumento di Finlombarda, daremo misure specifiche per garantire il sostegno finanziario alle aziende agricole. D'altronde, se non assicuriamo risposte alla necessità di liquidità che negli allevamenti aumenta, di questo passo si arriverà allo shutdown».
DIVISIONI TRA ALLEVATORI NON PAGANO – La Lombardia, inoltre, farà rientrare il comparto suinicolo al centro dell'agenda economica della Regione. «In passato si è data troppa attenzione ad alcuni comparti, trascurandone altri – rileva l'assessore Fava –. Ieri abbiamo presentato le linee guida del Programma di sviluppo rurale, siamo aperti al confronto e dedichiamo l'attenzione che meritano sia alla zootecnia da latte che alla suinicoltura». Un passo in avanti lo dovranno compiere anche gli allevatori. «Sono troppo spesso divisi in correnti, quando invece le indicazioni dell'Unione europea spingono sulle aggregazioni, sui distretti, su logiche di filiera e di internazionalizzazione – rimarca Fava –. Guardare solo il mercato interno, che ha consumi in diminuzione e una grande distribuzione per lo più in mano straniera, significa aggrapparsi a un mercato morto». La Lombardia, ancora una volta, «non si sottrae al confronto con gli operatori».
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