

Attualità
Cremona, le aziende agricole reagiscono alla crisi reinventandosi o aumentando la qualità Cresce l'export alimentare del 7,4 per cento
Le aziende agricole lombarde perdono circa il 10 per cento del fatturato annuo, ma reagiscono alla crisi aumentando la qualità dei propri prodotti e proponendo nuovi servizi legati all'accoglienza e alla ristorazione. Il divario tra investimenti e ricavi si fa esiguo, e l'impresa agricola che non è costretta a chiudere deve cercare di reinventarsi, di proporre qualcosa di innovativo o qualcosa di qualità superiore, promuovendo agriturismi e bed&breakfast.
Anche a Cremona e provincia la questione non cambia, secondo l'analisi condotta – su dati Istat – dalla Camera di commercio di Milano e dalla Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza.
Diminuiscono, seppur di poco, le aziende agricole dal 2011 al 2012 – da 4.319 contro le 4.436 dell'anno precedente, una flessione del -2,6 per cento, pari a un peso dello 0,5 per cento sulla Lombardia e dell'8,8 su scala nazionale –. Nonostante ciò, sulle oltre 49mila imprese regionali – dato aggiornato a fine del 2012 –, Cremona con le sue 4mila e passa resta nella Top 5, al seguito di Bergamo (5.153), Pavia (7.123), Mantova (8.368) e Brescia (10.686).
Interessante anche la casistica al femminile, con un'impresa agricola su quattro in Lombardia gestita da una donna, con il peso del gentil sesso sul totale degli agricoltori lombardi, nel solo cremonese, che si attesta sul 16 per cento del complessivo, 6,2 per cento del peso sulla Lombardia, con le aziende in calo da 730 a 693 (-5,1 per cento dal 2011 al 2012).
Buono lo sviluppo dell'import-export dei prodotti alimentari cremonesi: cala l'importazione dello 0,7 per cento, aumento l'esportazione del 7,4 (per un fatturato di quasi 414 milioni di euro, sui 4 miliardi complessivi regionali).
«Il tema dell’alimentazione – dichiara Carlo Franciosi, Presidente di Coldiretti di Milano Lodi e Monza Brianza e consigliere della Camera di commercio di Milano – tocca in modo diffuso le abitudini quotidiane dei cittadini e la qualità della vita e assume una rilevanza ancora maggiore in vista di Expo 2015, dove non si parlerà solo di cibo, ma anche di accoglienza e conoscenza dei territori, agricoltura e cultura, scenari internazionali e piccoli paesi, in un’ottica glocal, globale e locale insieme, in grado di offrire una visione completa della realtà che cambia e che ben si adatta ai nuovi tempi che stiamo vivendo».
Anche a Cremona e provincia la questione non cambia, secondo l'analisi condotta – su dati Istat – dalla Camera di commercio di Milano e dalla Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza.
Diminuiscono, seppur di poco, le aziende agricole dal 2011 al 2012 – da 4.319 contro le 4.436 dell'anno precedente, una flessione del -2,6 per cento, pari a un peso dello 0,5 per cento sulla Lombardia e dell'8,8 su scala nazionale –. Nonostante ciò, sulle oltre 49mila imprese regionali – dato aggiornato a fine del 2012 –, Cremona con le sue 4mila e passa resta nella Top 5, al seguito di Bergamo (5.153), Pavia (7.123), Mantova (8.368) e Brescia (10.686).
Interessante anche la casistica al femminile, con un'impresa agricola su quattro in Lombardia gestita da una donna, con il peso del gentil sesso sul totale degli agricoltori lombardi, nel solo cremonese, che si attesta sul 16 per cento del complessivo, 6,2 per cento del peso sulla Lombardia, con le aziende in calo da 730 a 693 (-5,1 per cento dal 2011 al 2012).
Buono lo sviluppo dell'import-export dei prodotti alimentari cremonesi: cala l'importazione dello 0,7 per cento, aumento l'esportazione del 7,4 (per un fatturato di quasi 414 milioni di euro, sui 4 miliardi complessivi regionali).
«Il tema dell’alimentazione – dichiara Carlo Franciosi, Presidente di Coldiretti di Milano Lodi e Monza Brianza e consigliere della Camera di commercio di Milano – tocca in modo diffuso le abitudini quotidiane dei cittadini e la qualità della vita e assume una rilevanza ancora maggiore in vista di Expo 2015, dove non si parlerà solo di cibo, ma anche di accoglienza e conoscenza dei territori, agricoltura e cultura, scenari internazionali e piccoli paesi, in un’ottica glocal, globale e locale insieme, in grado di offrire una visione completa della realtà che cambia e che ben si adatta ai nuovi tempi che stiamo vivendo».
Mattia Guazzi