Intervista a Gioia Rocchetti, componente della Consulta provinciale degli Studenti di Cremona
A più di tre settimane dall’uccisione della giovane iraniana Mahsa Amini, dopo un arresto perché portava il velo «in maniera inappropriata», ancora non si spegne la cassa di risonanza delle proteste, che stanno avendo un’eco trasversale e internazionale, che arriva fin ai giovani italiani, rimasti molto colpiti da una vicenda così lontana dalla nostra realtà. Una testimone di questo sgomento è Gioia Rocchetti, membro della Consulta provinciale degli Studenti di Cremona, ora studentessa di Economia. «Mia madre è stata una delle prime donne imprenditrici ad essere diventata vice presidente dell’Associazione industriali e lavora da anni con il Medio Oriente. Per questo quanto sta accadendo in Iran è spesso oggetto di conversazione in famiglia», spiega. «E’ una situazione che mi riempie di angoscia e ansia, perché un giorno lavorerò nell’azienda di famiglia e come lei viaggerò anche in paesi dove la situazione delle donne è davvero difficile. (...)
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Cristiano Guarneri

